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Partiti italiani ed elezioni italiane

PDLCorriereOggi è apparso un articolo sul Corriere della Sera (che potete leggere dal sito www.pressreader.com cliccando sul link), a firma Paola di Caro, in cui si spiega che alcuni esponenti del PdL stanno portando avanti il progetto per cui si batte questo sito, cioè il sistema delle primarie americane, sequenzializzate e con convention dei delegati.

Non è ancora certo che il PdL imboccherà questa strada, comunque il fatto che ormai se ne parli è un ottimo segno. Da mesi sto scrivendo email a vari esponenti politici (tra cui Alfano, Alemanno, Maroni, Formigoni), spiegando che le primarie non vanno fatte come quelle del Pd (per carità!), che non soddisfano il criterio della cassiera, ma all’americana. E ho intercettato esponenti politici di persona (AlfanoStracquadanioRenzi, GrilloBoldrin…) per sensibilizzarli sul tema. Finalmente sembra che qualcosa si muova…

A dire il vero, quando Alfano aveva sbandierato ai quattro venti la novità sconvolgente che avrebbe cambiato la politica italiana mi ero illuso che fosse proprio il passaggio al sistema dei partiti americani, mentre invece non era niente di ché.

La proposta che circola in questi giorni, di cui riporta l’articolo del Corriere, è in effetti molto simile a quella che ho proposto allo stesso Alfano il 18 dicembre scorso. [mm-hide-text] Forse mi illudo di nuovo, comunque sperar non nuoce.

Se volete contribuire alla causa sostenuta da questo sito mandate un’email con subject “primarie all’americana” e il seguente testo

Sostengo la proposta di primarie sequenziali all’americana con convention dei delegati, per la scelta del candidato premier del PdL, come formulata presso il sito http://youcaucus.com

ai deputati del PdL, oppure divulgate il tweet

sostengo le primarie sequenziali con convention per il premier del PdL come formulate in http://youcaucus.com @ilpdl #primariepdl

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Una delle parole più comuni e dal significato più oscuro e ambiguo è la parola democrazia. Ne conosciamo veramente il significato? Davvero basta un’infarinata di elezioni qualunque per qualificare un sistema come democratico? In questo sito abbiamo più volte spiegato che non è così.

Per riconoscere una democrazia da un sistema elitario, che maschera il privilegio dietro, appunto, un’infarinata di elezioni qualunque, e metodi di selezione dei candidati sapientemente gestiti in modo da impedire il libero accesso dei cittadini alle cariche pubbliche, in questo sito e nel libro abbiamo proposto quello che abbiamo chiamato “il criterio della cassiera“, che ora rienunciamo in forma generale.

Il criterio della cassiera

Un sistema politico è una democrazia rappresentativa se e solo se qualunque cittadino eleggibile si può candidare a qualunque carica pubblica, in qualunque tornata elettorale, con effettive possibilità di vincere.

L’eleggibilità può essere vincolata solo da blandi limiti di età, da requisiti di nascita o residenza nel territorio nazionale o nel territorio di competenza della carica pubblica.

In breve, anche una cassiera di supermercato deve potersi candidare a premier con effettive possibilità di vincere, e le sue possibilità di vincere devono essere uguali alle possibilità di chiunque altro, di chi è già famoso come di chi è straricco. L’immagine della cassiera di supermercato che diventa premier mi è stata suggerita dal caso di una cassiera dell’Esselunga, Giusy Ferreri, che nel 2008 divenne una star della canzone grazie ad un programma televisivo, X Factor, che si proponeva appunto di andare a cercare talenti e farli emergere. Precisa o meno che sia questa “favola a lieto fine”, probabilmente senza quello strumento la cassiera sarebbe rimasta cassiera per tutta la vita e del suo talento si sarebbero accorti in pochi.

Quante sono le persone, in Italia, che hanno talento per fare politica e contribuire alla crescita del proprio paese, ma non avranno mai la possibilità di mettere a frutto le loro capacità, a causa di un sistema di partiti che blocca ogni loro tentativo sul nascere, e le respinge ed allontana invece che aiutarle ad emergere? Qual’è il danno che un paese, o una società di individui, infliggono a loro stessi impedendosi di mettere a frutto queste incredibili risorse, per soddisfare le bramosie di un branco di politicanti?

Ci sono 60 milioni di individui in Italia: conviene davvero restringere la scelta di un premier ad una manciata di persone facenti parte di una manciata di combriccole? Qual’è la probabilità che il premier migliore per il paese sia proprio una delle persone che fanno parte di quelle combriccole?

E comunque, si può davvero chiamare democrazia un sistema che funziona così? Ovviamente, no.

Per fare emergere le persone con il talento richiesto occorre uno strumento che agevoli la loro candidatura, la loro “discesa in campo”, come pure la valutazione dei candidati da parte degli elettori, e annulli il vantaggio di chi è già noto o ricco, o almeno impedisca che quel vantaggio si trasformi in privilegio. Il meccanismo deve funzionare in modo sufficientemente diluito nel tempo, perché non è possibile passare al setaccio 60 milioni di persone se si vota in tutto il territorio nazionale nello stesso giorno. Questo strumento esiste ed è il sistema delle primarie sequenziali in crescendo correlate alla convention, qui battezzato con la sigla PSC. Praticamente, è il sistema utilizzato negli Stati Uniti per le elezioni presidenziali. In quel paese vengono impiegati ben due anni per selezionare il nuovo presidente, con regole chiare e con una competizione che dà a tutti una possibilità.

Per concludere, l’Italia non è una democrazia, primo perché sicuramente non è una democrazia diretta, secondo perché non è nemmeno una democrazia indiretta, visto che il suo sistema politico non soddisfa il criterio della cassiera. Allo stesso modo, non sono democrazie i sistemi politici adottati nei paesi europei. Ancora oggi nel mondo soltanto gli Stati Uniti d’America sono una democrazia.

Sabato scorso, il 6/10/2012, si è tenuta a Pisa una riunione organizzata da Zero Positivo e Fermare il Declino a cui ha partecipato, tra gli altri, l’economista Michele Boldrin. Durante la riunione si è parlato anche di primarie e così ho deciso di diffondere il progetto dei partiti aperti anche presso i partecipanti a quella conferenza. Successivamente ho mandato a Boldrin una mail con i dettagli.

A Boldrin ho spiegato le “primarie sequenziali in crescendo“, quelle che agevolano massimamente la discesa in campo di candidati anche sconosciuti o privi di grandi disponibilità finanziarie (al limite, una cassiera di supermercato) dando loro effettive possibilità di vincere. Sottolineo che il sistema non è pensato per dare ai candidati unicamente la possibilità teorica di vincere, ma garantisce la possibilità pratica di colmare in pochi passaggi (le prime primarie della sequenza) il gap di notorietà che li svantaggia rispetto ai candidati noti, in modo che quello svantaggio rimanga svantaggio e non diventi una condanna, e in modo che il vantaggio di chi è noto rimanga vantaggio e non diventi privilegio.

Le idee chiave sono:

1) le primarie sono sequenzializzate con un sistema “in crescendo“;

2) le primarie sono correlate alla convention, ed eleggono i delegati alla convention.

Più precisamente, la stagione delle primarie dura qualche mese. Si vota nelle varie regioni a una settimana di distanza l’una dall’altra, cominciando dalle regioni più piccole, dove si usa il sistema proporzionale, e finendo colle regioni più grandi, dove si usa il sistema del vincitore pigliatutto: prima in Molise, una settimana dopo in Abruzzo, una settimana dopo nelle Marche, ecc., per finire colla Sicilia e la Lombardia.

Come spiegato in questo post, la convention è cruciale, perché rappresenta il “governo popolare del partito” e rimpiazza gli apparati, come successe quarant’anni fa negli USA colla riforma McGovern-Fraser (per dettagli su questo si veda il libro). Le regole delle primarie (successive) le stabiliscono i delegati alla convention, non gli apparati, che sono semplicemente assenti.

In teoria, c’è tempo di realizzare il progetto anche per le elezioni politiche dell’anno prossimo. Anche perchè, sequenzializzandole, le primarie sono molto più facili da organizzare, si impara strada facendo, sono necessarie meno persone per gestirle, la gente ha tempo di fare passaparola e diffondere il messaggio, e i mezzi di comunicazione non resisterebbero al fascino di una competizione combattuta e prolungata. Combinandole poi con le primarie online, basterebbe tenere aperti i seggi fisici per poche ore.

La risposta di Boldrin è stata positiva. Se ci sono sviluppi vi terrò informato. D’altro canto sembra che Italia Futura, con cui Zero Positivo e Fermate il Declino stanno dialogando, sia contraria alle primarie. La cosa non sorprende nessuno: Italia Futura non sembra affatto un movimento democratico, sembra più che altro un movimento elitario. Devo dire che, a parte Boldrin, anche gli altri intervenuti alla conferenza di sabato scorso sembravano poco inclini a sentimenti genuinamente democratici.

Come riportato qui, mesi fa ho fatto la stessa proposta (che potete consultare qui) di primarie sequenziali in crescendo correlate alla convention al segretario del PdL Angelino Alfano, inutilmente. Gli ho recentemente chiesto un incontro (me lo aveva promesso allora), ma sto ancora aspettando risposta.

In questi giorni il PD sta decidendo, con modalità a dire il vero oscure ai più, le regole delle sue primarie. Come più volte spiegato in questo sito (vedi qui, qui e qui), le primarie del PD non sono vere primarie democratiche, perché non soddisfano il criterio della cassiera, cioè non permettono a persone poco conosciute di candidarsi con effettive possibilità di vincere, ma restringono l’insieme dei “papabili” a una piccola casta di personaggi già politicamente affermati, rendendoli di fatto privilegiati rispetto a tutti gli altri elettori del partito.

Le diatribe interne al PD ci mostrano ancora una volta, quasi ce ne fosse bisogno, il ruolo vitale della convention nei partiti americani, dove i delegati eletti con le primarie, semplici elettori tra elettori, governano il partito, in particolare stabiliscono le regole per le elezioni primarie successive, in modo che non siano i contendenti a farsi le regole su misura a ridosso della nuova competizione o a competizione in corso. Questo è proprio quello che sta succedendo ora nel PD.

La convention rimpiazza gli apparati. Nei partiti che non si dotano di questo strumento di governo popolare una casta di privilegiati riesce in breve tempo a impossessarsi del partito a scapito di tutti gli altri, e a conquistare gradualmente posizioni da cui non si schioderà mai più. Per la cronaca, l’assemblea del PD chiamata a votare sulle regole delle primarie non ha nulla a che spartire con le convention dei partiti americani moderni.

Le primarie del PD sono così chiuse che più chiuse non si può. Per prima cosa, all’elettore viene chiesto di pagare per il suo voto, cosa proibita nelle primarie americane. Si tratta di una mini-iscrizione, di fatto. Una specie di iscrizione ricaricabile invece che in abbonamento, una pay-per-vote“, dove paghi solo quando vuoi partecipare. In secondo luogo, a chi si reca alle urne viene chiesto di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori e programmi del partito, o della coalizione. Questo è precisamente ciò che negli Stati Uniti definisce le primarie come primarie chiuse. Come non bastasse, ora vorrebbero istituire un albo degli elettori, una pre-registrazione, e tante altre amenità che soltanto menti veramente “illuminate” possono concepire.

I “dirigenti” del PD spiegano che le precauzioni sono necessarie per evitare che vengano a votare i sabotatori dei partiti avversari. E’ una scusa vecchia come il cucco. Di precauzioni alternative per impedire ai sabotatori di sabotare ce ne sono infinite (tra l’altro, il problema del sabotaggio avversario non si pone nemmeno nelle primarie sequenziali), ma le scelte fatte dai “dirigenti” del PD hanno tutto il sapore si scelte studiate a tavolino per favorire un candidato e svantaggiare un altro candidato.

A Renzi posso solo dire questo: invece che cercare di cambiare il tuo partito, cambia partito. Siccome però di partiti americani in Italia non ce ne sono, creane tu uno a partire dal consenso che hai. Con i metodi dei partiti americani spiegati in questo sito puoi arrivare in pochi anni al 51%.

Come spiegato in questo post, il 22 settembre sono andato Parma all’incontro sugli inceneritori organizzato dal Movimento 5 Stelle, per consegnare a Beppe Grillo una copia del mio libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori“. Ho spiegato a Beppe che le primarie non vanno fatte come le fa il PD, in cui si vota in tutto il territorio nazionale nello stesso giorno, perché in quel modo solo i candidati di apparato hanno effettive possibilità di vincere. Se invece si va a votare prima in Molise, una settimana dopo in Abruzzo, una settimana dopo nelle Marche e così via, anche una cassiera di supermercato può diventare premier.

Ebbene, dopo aver scambiato questa conversazione con lui sono corso a prendere il treno, perché dovevo tornare a Pisa in giornata. Oggi scopro, grazie a un video postato sul sito Beppegrillo.it, che Beppe aveva colto il messaggio al volo. Anzi, lo spiegava addirittura ai giornalisti. Il tutto è contenuto in pochi secondi. Cliccando sul video qui sotto, postato da Byoblu.com su Youtube, potete saltare direttamente al punto rilevante del confronto tra Grillo e i giornalisti. (Per Beppe la cassiera di supermercato è diventata “cameriera o cassiera di cinema”).

Un sentito grazie a Beppe Grillo per aver dimostrato di cogliere al volo il messaggio.

Beppe, contattami quando vuoi, se posso aiutarti a realizzare i partiti governati dagli elettori non chiedo di meglio.

Come promesso, oggi ho consegnato il libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori” a Beppe Grillo. Sono andato a Parma, all’incontro pubblico sugli inceneritori. Mi sono messo vicino alla sua postazione e ho aspettato il momento opportuno. Quando gli ho dato il libro Grillo mi è stato ad ascoltare per qualche minuto. Gli ho anche spiegato che col sistema delle primarie sequenziali all’americana si può costruire anche in Italia un partito da 51% dove perfino una cassiera del supermercato può diventare premier. La sua risposta mi è sembrata positiva. Mi ha detto: “un partito da 51%? È quel che voglio fare io!”. Poi gli ho illustrato il criterio della cassiera e le primarie sequenziali.

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La sua risposta mi è sembrata positiva, ma contornata da un’aria di sufficienza che mi ha un po’ spiazzato, del tipo: “un partito da 51%? È quel che voglio fare io!”. Quando gli ho illustrato il criterio della cassiera e le primarie sequenziali, la sua espressione diceva: “ma è ovvio, no? Lo so bene anch’io! Hai qualcosa da dirmi che non sappia già?”

Ed è tornato subito a parlare con i giornalisti che gli stavano alle costole. Allora io gli ho gridato: “ma lasciali perdere!”, più volte. Potrei sbagliarmi, ma in quel momento mi è sembrato di udire un cittadino accusare Grillo, a voce alta, di dare sempre molta retta ai giornalisti e di parlare poco con la gente comune. Al ché Grillo ha improvisato un tentativo di giustificazione che indirettamente avvalorava l’accusa.

È stata anche la mia impressione fin dall’inizio devo dire. Ho osservato Grillo per circa due ore e ho notato che non può proprio fare a meno delle luci della ribalta. Copre i giornalisti di insulti, ma va sempre, inevitabilmente, a parlare con loro. Beppe, non dici sempre ai tuoi che devono evitare i giornalisti, che non devono mettersi in mostra, e, tra le tante cose, non devono andare come ospiti ai programmi televisivi? Non potresti anche tu dare il buon esempio e ignorare quella gente? E magari usare il tempo libero che guadagni in questo modo per parlare con la gente comune e ascoltare quello che ha da dirti?

Nel progetto di Grillo c’è molto di giusto e molto che mi piace, ma sono ugualmente convinto, e gliel’ho detto, che il mio libro possa dargli idee, ispirazione e stimoli. Poi, se proprio non lo vuole leggere e pensa di perdere il suo tempo, lo butti pure nel cassonetto. Beppe: il mio libro è un regalo per te. Ora è tuo, e ne puoi fare quello che vuoi. Ma reagire come se io fossi uno che vuole usurpare i tuoi meriti e oscurare la lucentezza della tua stella che brilla nel firmamento, mi è sembrato francamente un po’ sopra le righe.

Insomma, non so se la mia missione sia servita a qualcosa. Posso solo dire che da oggi anche Grillo fa parte della lista di “coloro che non potranno dire che non gliel’avevo detto”, assieme a Renzi, Alfano, Fini e Berlusconi.
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Stamattina ho consegnato una copia del libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori” a Matteo Renzi, che è venuto a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, a tenere il comizio di apertura del suo tour elettorale per le primarie del PD. Purtroppo non ho potuto scambiare parole con Matteo. Gli ho solo detto di dare un’occhiata al libro mentre viaggia in camper da una località all’altra.

Per tutta la durata del comizio mi sono chiesto come avvicinare Renzi e dargli il libro. La mia impressione era che non avesse intenzione di intrattenere contatti con la gente venuta ad ascoltarlo. Infatti è successo proprio questo: più di un’ora di comizio, poi si è dileguato subito. Nessuna domanda dal pubblico, nessun confronto, nessuna discussione. Il bello è che per tutto il comizio ha spiegato come lui, a differenza degli altri, sia vicino alla gente, a contatto con la gente, ascolti la gente, eccetera, non solo a parole – diceva – ma nei fatti.

Alla fine ho risolto il problema seguendo la fila dei giornalisti che salivano al piano superiore della Gran Guardia, dove era in programma una conferenza stampa. Prima che iniziasse la conferenza, approfittando della confusione, ho dato il libro a Matteo che era già seduto al suo posto. Matteo l’ha guardato e mi ha detto che lo leggerà in camper.

E’ stato più difficile dare il libro a Matteo Renzi che a Silvio Berlusconi. Ogni volta che ho voluto, ho potuto intercettare Berlusconi con relativa facilità, dopo i suoi comizi, mentre passeggiava per la strada e incontrava la gente. Ho sempre potuto parlare anche un po’ con lui. A tutt’oggi, a mia conoscenza, Berlusconi è l’unico politico che non guarda gli elettori dall’alto in basso. Nei suoi comizi si esprime sempre con un linguaggio terra terra, che tutti capiscono. Certo, non è bastato questo a fare di lui uno statista, ma in fatto di comunicazione Renzi ha ugualmente qualcosa da imparare da Berlusconi.

Qualche suggerimento per Renzi, e qualche critica, sono d’obbligo. Per prima cosa, se può, faccia in modo che gli elettori non si sentano trattati da spettatori. E’ venuto, ha fatto il suo show, raccolto i suoi applausi, e poi via…, più veloce della luce. Secondo, eviti di essere prolisso. Quello che ha detto in 70 minuti lo poteva dire in 10-15. Il resto del tempo lo avrebbe potuto passare in mezzo alla gente, ascoltare quello che ha da dire e prendere nota. Spendere tante parole per dire che occorre essere concreti e non perdersi in chiacchiere è un controsenso. Terzo: sia più chiaro quando parla. Troppe volte lascia l’argomento in sospeso, o usa termini che conoscono solo gli addetti ai lavori, senza spiegarli. Quarto: citare il recente discorso di Michelle Obama alla convention americana per farci sapere (ci teneva!) che lui ha “avuto la fortuna” (parole sue) di assistervi personalmente qualche giorno prima… cos’è? La nuova frontiera del provincialismo? Il provincialismo alla fiorentina? Ma Renzi ha idea di quante persone si interessano ai discorsi di Michelle Obama, oltre a lui?

Infine, Renzi si dovrebbe liberare dal complesso che affligge da sempre tutti i politici italici (tranne Berlusconi, per la verità), quello che chiamo il complesso del prete. Per qualche misterioso motivo, non tanto misterioso considerato il numero di preti che circolano nel nostro paese, ogni volta che un politico parla si sente in dovere di fare un’omelia, o una lezione per ammaestrare le pecorelle venute a sentirlo. Sono rimasto fino alla fine solo perché speravo di consegnargli il libro, altrimenti un discorso noioso come il suo non me lo sarei mai inflitto.

Detto questo, faccio i miei migliori auguri a Renzi affinché possa vincere le sue primarie. A causa delle riserve appena espresse, Renzi non rappresenta il mio ideale di politico (ma se fa suo il progetto dei partiti governati dagli elettori cambio idea), però è migliore (ma ci vuol poco) dei politici visti finora nella storia della nostra Repubblica.

Il mio prossimo obiettivo è consegnare una copia del libro a Beppe Grillo, che cercherò di intercettare nei prossimi giorni. Come spiegato qui, il Movimento 5 stelle ha un grosso problema di funzionamento interno, e ancora non è chiaro come saranno decise le candidature. Il sistema dei partiti governati dagli elettori è la risposta a quei problemi. Il primo che lo capisce ne trarrà il massimo vantaggio, che si chiami Grillo, Renzi, o Berlusconi.

A più riprese, nei mesi scorsi, i vertici del PdL dichiararono pubblicamente l’intenzione di voler fare elezioni primarie per la scelta del candidato premier alle prossime elezioni politiche. Non appena Berlusconi ha annunciato di volersi ricandidare, il PdL è tornato sui suoi passi. Dall’altra parte, il PD tergiversa ancora, nonostante le pressanti richieste di Renzi, sulla data e le modalità delle sue primarie nazionali. Ai dirigenti di quel partito non basta il fatto di fare primarie nazionali, per l’appunto, invece che primarie sequenziali, sapendo che le primarie nazionali penalizzano tutti i candidati che non hanno l’investitura dell’apparato. Probabilmente vogliono fare anche "primarie a sorpresa", per assicurarsi che gli avversari non abbiano nemmeno una possibilità minima e remota di dare fastidio al candidato dell’apparato. Sono quelle che negli USA chiamerebbero snap-primary, usate decenni fa (prima dell’avvento del sistema moderno che sancì il superamento degli apparati partitici) per consultare gli elettori in maniera tale da favorire una fazione rispetto a tutte le altre. E’ ormai quasi certo che gli organi dirigenti del PD convocheranno le primarie all’ultimo momento. Dopo il risultato del voto, secondo loro scontato (ma in realtà non così scontato, perché Renzi gode già di una certa notorietà), diranno: "avete visto? dicevate tanto di questo Renzi, ma non è andato poi così lontano…" Vedremo se gli elettori del PD premieranno le "furbate" del loro partito.

Che cosa sta succedendo? Sta succedendo che gli apparati si stanno arroccando a difesa dei loro privilegi, contro le istanze provenienti dal popolo. Quando possono impediscono di fare le primarie, quando non possono le fanno in modo da mortificare la volontà popolare, invece che farla emergere. Cercano in tutti i modi di "domare" qualsiasi forma di consultazione degli elettori.  Tuttavia, la guerra degli apparati contro il popolo è una guerra persa in partenza: lo sanno loro e lo sappiamo noi. L’unica cosa che importa ai politicanti è di tirarla lunga il più possibile, in modo da assicurarsi i privilegi ancora per un po’ di tempo e scaricare il problema sui loro successori. 

La domanda che ci dobbiamo porre è: come possiamo accelerare il processo di apertura dei partiti e sgretolamento degli apparati? Da decenni gli apparati partitici ci sottraggono libertà ed opportunità. Se non ci diamo da fare in prima persona potremmo non riuscire a riprenderci quel che ci appartiene durante il corso della nostra vita. 

Se PdL e PD non vogliono fare le primarie, oppure non vogliono farle sequenziali, oppure non vogliono nemmeno farle in date congrue e comunicate con adeguato anticipo, insomma non vogliono farle con modalità che garantiscano agli elettori di fare veramente emergere la loro volontà, che fare? Una possibilità c’è.

L’anno prossimo si terranno elezioni politiche ed elezioni amministrative. Sicuramente in alcune realtà locali si faranno primarie per i candidati alle elezioni amministrative (a Pisa, per esempio, si dovrà scegliere il sindaco). Sperabilmente in alcuni casi si sperimenteranno primarie sequenziali correlate alla convention. Comunque sia, si può

1. tenere le primarie per i candidati alle elezioni amministrative con congruo anticipo, in modo che precedano di almeno un mese le elezioni politiche nazionali;

2. abbinare le primarie per i candidati alle elezioni amministrative a primarie autogestite per i candidati a premier.

In sostanza, si tratterà di primarie degli elettori, autogestite dagli elettori, i quali si consulteranno liberamente sulle proprie intenzioni di voto. Infatti, non c’è nessun bisogno di avere il beneplacito degli apparati per fare elezioni primarie. Abbinare le primarie per il premier ad altre primarie, per esempio quelle relative ad elezioni locali, riduce notevolmente lo sforzo organizzativo e può invogliare più elettori a partecipare.

Per esempio, chi organizza primarie per il candidato sindaco di Pisa per un qualunque partito di area di centrodestra, potrà stabilire di permettere agli elettori, sulla stessa scheda elettorale, di esprimere anche la propria preferenza per il candidato premier del centrodestra. I candidati in lista per la nomina di candidato premier saranno personalità politiche di rilievo ritenute potenziali candidati a premier (Berlusconi, Montezemolo, Della Valle, Monti, ecc. – indipendentemente dalla loro volontà di essere messi o non messi in lista) e poi chiunque altro si voglia candidare. Lo stesso possono fare i partiti locali che si collocano a sinistra, per il candidato premier della loro area politica, anche se le famose primarie "snap" nazionali del PD si saranno già tenute e avranno già incoronato il candidato dell’apparato.

Assieme ai risultati delle elezioni primarie del candidato sindaco (per esempio, di Pisa) saranno divulgati i risultati delle elezioni primarie pisane per il candidato premier del centrodestra, o centrosinistra. Se più città seguiranno l’esempio, la sequenzializzazione delle primarie per il candidato premier seguirà automaticamente.

Una volta diffusi i risultati delle primarie degli elettori per il candidato premier, i partiti di centrodestra, o centrosinistra, potranno decidere se ignorarli, come probabilmente faranno, o tenerne conto. Nel primo caso sanciranno la loro lontananza dagli elettori, nel secondo il loro arretramento di fronte agli elettori. In ogni caso, il risultato finale sarà

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