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Come spiegato in questo post, il 22 settembre sono andato Parma all’incontro sugli inceneritori organizzato dal Movimento 5 Stelle, per consegnare a Beppe Grillo una copia del mio libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori“. Ho spiegato a Beppe che le primarie non vanno fatte come le fa il PD, in cui si vota in tutto il territorio nazionale nello stesso giorno, perché in quel modo solo i candidati di apparato hanno effettive possibilità di vincere. Se invece si va a votare prima in Molise, una settimana dopo in Abruzzo, una settimana dopo nelle Marche e così via, anche una cassiera di supermercato può diventare premier.

Ebbene, dopo aver scambiato questa conversazione con lui sono corso a prendere il treno, perché dovevo tornare a Pisa in giornata. Oggi scopro, grazie a un video postato sul sito Beppegrillo.it, che Beppe aveva colto il messaggio al volo. Anzi, lo spiegava addirittura ai giornalisti. Il tutto è contenuto in pochi secondi. Cliccando sul video qui sotto, postato da Byoblu.com su Youtube, potete saltare direttamente al punto rilevante del confronto tra Grillo e i giornalisti. (Per Beppe la cassiera di supermercato è diventata “cameriera o cassiera di cinema”).

Un sentito grazie a Beppe Grillo per aver dimostrato di cogliere al volo il messaggio.

Beppe, contattami quando vuoi, se posso aiutarti a realizzare i partiti governati dagli elettori non chiedo di meglio.

Come promesso, oggi ho consegnato il libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori” a Beppe Grillo. Sono andato a Parma, all’incontro pubblico sugli inceneritori. Mi sono messo vicino alla sua postazione e ho aspettato il momento opportuno. Quando gli ho dato il libro Grillo mi è stato ad ascoltare per qualche minuto. Gli ho anche spiegato che col sistema delle primarie sequenziali all’americana si può costruire anche in Italia un partito da 51% dove perfino una cassiera del supermercato può diventare premier. La sua risposta mi è sembrata positiva. Mi ha detto: “un partito da 51%? È quel che voglio fare io!”. Poi gli ho illustrato il criterio della cassiera e le primarie sequenziali.

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La sua risposta mi è sembrata positiva, ma contornata da un’aria di sufficienza che mi ha un po’ spiazzato, del tipo: “un partito da 51%? È quel che voglio fare io!”. Quando gli ho illustrato il criterio della cassiera e le primarie sequenziali, la sua espressione diceva: “ma è ovvio, no? Lo so bene anch’io! Hai qualcosa da dirmi che non sappia già?”

Ed è tornato subito a parlare con i giornalisti che gli stavano alle costole. Allora io gli ho gridato: “ma lasciali perdere!”, più volte. Potrei sbagliarmi, ma in quel momento mi è sembrato di udire un cittadino accusare Grillo, a voce alta, di dare sempre molta retta ai giornalisti e di parlare poco con la gente comune. Al ché Grillo ha improvisato un tentativo di giustificazione che indirettamente avvalorava l’accusa.

È stata anche la mia impressione fin dall’inizio devo dire. Ho osservato Grillo per circa due ore e ho notato che non può proprio fare a meno delle luci della ribalta. Copre i giornalisti di insulti, ma va sempre, inevitabilmente, a parlare con loro. Beppe, non dici sempre ai tuoi che devono evitare i giornalisti, che non devono mettersi in mostra, e, tra le tante cose, non devono andare come ospiti ai programmi televisivi? Non potresti anche tu dare il buon esempio e ignorare quella gente? E magari usare il tempo libero che guadagni in questo modo per parlare con la gente comune e ascoltare quello che ha da dirti?

Nel progetto di Grillo c’è molto di giusto e molto che mi piace, ma sono ugualmente convinto, e gliel’ho detto, che il mio libro possa dargli idee, ispirazione e stimoli. Poi, se proprio non lo vuole leggere e pensa di perdere il suo tempo, lo butti pure nel cassonetto. Beppe: il mio libro è un regalo per te. Ora è tuo, e ne puoi fare quello che vuoi. Ma reagire come se io fossi uno che vuole usurpare i tuoi meriti e oscurare la lucentezza della tua stella che brilla nel firmamento, mi è sembrato francamente un po’ sopra le righe.

Insomma, non so se la mia missione sia servita a qualcosa. Posso solo dire che da oggi anche Grillo fa parte della lista di “coloro che non potranno dire che non gliel’avevo detto”, assieme a Renzi, Alfano, Fini e Berlusconi.
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Stamattina ho consegnato una copia del libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori” a Matteo Renzi, che è venuto a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, a tenere il comizio di apertura del suo tour elettorale per le primarie del PD. Purtroppo non ho potuto scambiare parole con Matteo. Gli ho solo detto di dare un’occhiata al libro mentre viaggia in camper da una località all’altra.

Per tutta la durata del comizio mi sono chiesto come avvicinare Renzi e dargli il libro. La mia impressione era che non avesse intenzione di intrattenere contatti con la gente venuta ad ascoltarlo. Infatti è successo proprio questo: più di un’ora di comizio, poi si è dileguato subito. Nessuna domanda dal pubblico, nessun confronto, nessuna discussione. Il bello è che per tutto il comizio ha spiegato come lui, a differenza degli altri, sia vicino alla gente, a contatto con la gente, ascolti la gente, eccetera, non solo a parole – diceva – ma nei fatti.

Alla fine ho risolto il problema seguendo la fila dei giornalisti che salivano al piano superiore della Gran Guardia, dove era in programma una conferenza stampa. Prima che iniziasse la conferenza, approfittando della confusione, ho dato il libro a Matteo che era già seduto al suo posto. Matteo l’ha guardato e mi ha detto che lo leggerà in camper.

E’ stato più difficile dare il libro a Matteo Renzi che a Silvio Berlusconi. Ogni volta che ho voluto, ho potuto intercettare Berlusconi con relativa facilità, dopo i suoi comizi, mentre passeggiava per la strada e incontrava la gente. Ho sempre potuto parlare anche un po’ con lui. A tutt’oggi, a mia conoscenza, Berlusconi è l’unico politico che non guarda gli elettori dall’alto in basso. Nei suoi comizi si esprime sempre con un linguaggio terra terra, che tutti capiscono. Certo, non è bastato questo a fare di lui uno statista, ma in fatto di comunicazione Renzi ha ugualmente qualcosa da imparare da Berlusconi.

Qualche suggerimento per Renzi, e qualche critica, sono d’obbligo. Per prima cosa, se può, faccia in modo che gli elettori non si sentano trattati da spettatori. E’ venuto, ha fatto il suo show, raccolto i suoi applausi, e poi via…, più veloce della luce. Secondo, eviti di essere prolisso. Quello che ha detto in 70 minuti lo poteva dire in 10-15. Il resto del tempo lo avrebbe potuto passare in mezzo alla gente, ascoltare quello che ha da dire e prendere nota. Spendere tante parole per dire che occorre essere concreti e non perdersi in chiacchiere è un controsenso. Terzo: sia più chiaro quando parla. Troppe volte lascia l’argomento in sospeso, o usa termini che conoscono solo gli addetti ai lavori, senza spiegarli. Quarto: citare il recente discorso di Michelle Obama alla convention americana per farci sapere (ci teneva!) che lui ha “avuto la fortuna” (parole sue) di assistervi personalmente qualche giorno prima… cos’è? La nuova frontiera del provincialismo? Il provincialismo alla fiorentina? Ma Renzi ha idea di quante persone si interessano ai discorsi di Michelle Obama, oltre a lui?

Infine, Renzi si dovrebbe liberare dal complesso che affligge da sempre tutti i politici italici (tranne Berlusconi, per la verità), quello che chiamo il complesso del prete. Per qualche misterioso motivo, non tanto misterioso considerato il numero di preti che circolano nel nostro paese, ogni volta che un politico parla si sente in dovere di fare un’omelia, o una lezione per ammaestrare le pecorelle venute a sentirlo. Sono rimasto fino alla fine solo perché speravo di consegnargli il libro, altrimenti un discorso noioso come il suo non me lo sarei mai inflitto.

Detto questo, faccio i miei migliori auguri a Renzi affinché possa vincere le sue primarie. A causa delle riserve appena espresse, Renzi non rappresenta il mio ideale di politico (ma se fa suo il progetto dei partiti governati dagli elettori cambio idea), però è migliore (ma ci vuol poco) dei politici visti finora nella storia della nostra Repubblica.

Il mio prossimo obiettivo è consegnare una copia del libro a Beppe Grillo, che cercherò di intercettare nei prossimi giorni. Come spiegato qui, il Movimento 5 stelle ha un grosso problema di funzionamento interno, e ancora non è chiaro come saranno decise le candidature. Il sistema dei partiti governati dagli elettori è la risposta a quei problemi. Il primo che lo capisce ne trarrà il massimo vantaggio, che si chiami Grillo, Renzi, o Berlusconi.

La convention democratica non ha brillato per il messaggio trasmesso, abbastanza scontato e povero di proposte per il futuro, ma sembra aver ugualmente regalato ad Obama un balzo in avanti nei sondaggi. Anche la raccolta di donazioni del mese di agosto ha visto Obama prevalere di poco su Romney (114 milioni di dollari contro 111,6 milioni), dopo che Romney aveva prevalso su Obama di circa 20 milioni in ciascuno dei tre mesi precedenti. Probabilmente, l’approssimarsi delle elezioni ha risvegliato molti elettori democratici.

Rimangono comunque alcuni dubbi sui sondaggi, perché molti registrano un numero di elettori democratici addirittura superiore a quello del 2008. Probabilmente i campioni scelti dai sondaggisti, consapevolmente o no, sono sistematicamente spostati verso Obama. Come si sa, ogni tanto ci sono elezioni dall’esito imprevisto, nelle quali le aspettative di tutti i sondaggisti vengono smentite. Le elezioni americane di quest’anno si candidano ad essere di questo tipo.

Durante la convention democratica ci sono stati anche momenti di imbarazzo. Alcuni giornalisti avevano notato che dal platform, il “programma elettorale degli elettori“, nella sua versione pronta per l’approvazione della convention, erano spariti i riferimenti a Dio e a Israele. Gli esponenti democratici non sapevano spiegare come fosse successo. Per porre rimedio alcuni delegati hanno proposto all’assemblea una mozione per inserire i riferimenti mancanti. Il presidente dell’assemblea ha messo ai voti la mozione per acclamazione. Tuttavia, non tutto è filato liscio, e le telecamere hanno immortalato la scena successiva impietosamente. Ecco quello che è successo.

Erano necessari i due terzi per approvare la mozione. Tuttavia, comparando “ad orecchio” le grida dei delegati a favore con quelle, immediatamente successive, dei delegati contro, non era possibile stabilire con ragionevole certezza che una maggioranza qualunque fosse a favore della mozione. Il presidente, indeciso sul da farsi, ha fatto ripetere la votazione per ben tre volte, senza che cambiasse il risultato. Alla fine si è limitato a leggere quanto scritto sul teleprompt che stava davanti a lui: “ad opinione del presidente, la maggioranza dei due terzi è favorevole, e la mozione viene approvata”, sommerso dai “buuuu” dei delegati contrari. Ecco un video di questi momenti

Di solito il platform, come le altre importanti decisioni della convention, tra cui le nuove regole del partito, è pronto con un certo anticipo prima dell’inizio della convention. I delegati si mettono al lavoro e si consultano subito dopo essere eletti nelle primarie. Quando inizia la convention il grosso del lavoro è già fatto, e normalmente l’approvazione dei documenti proposti non riserva sorprese. I lavori dei delegati e della convention  durano fino alle sette di sera, in ciascuno dei quattro giorni della convention. Non interessano il grande pubblico, tanto che non sono nemmeno trasmessi dalle tv, sostituiti da filmati di repertorio. Dalle 7.30 circa comincia la carrellata di interventi propagandistici fatti più che altro per il pubblico televisivo.

Noi confondiamo le convention americane con i momenti serali di grande propaganda, i palloncini che scendono dall’alto per festeggiare il candidato nominato, e così via. L’incidente occorso ai democratici ci permette di ricordare che in realtà la convention ha compiti di importanza cruciale per il funzionamento del partito. Essa infatti è il governo popolare del partito, come spiegato qui, e soppianta gli apparati.

Finora Mitt Romney si è mosso in modo molto intelligente ed ha azzeccato parecchie decisioni importanti, superando le aspettative dei suoi stessi sostenitori. La prima mossa azzeccata è stata quella di ignorare le provocazioni dei democratici. Obama ha speso milioni di dollari in messaggi pubblicitari contenenti tesi troppo deboli e puramente speculative, prive della forza necessaria per mettere veramente in difficoltà l’avversario. In questo modo ha confermato l’impressione che molti americani hanno di lui: una persona che non sa spendere bene i propri soldi non sa spendere bene i soldi della collettività. In genere, l’efficacia di messaggi negativi e provocatori non sta tanto nel contenuto dei messaggi stessi, ma nella reazione che suscitano presso gli avversari. Se l’avversario risponde in modo efficace, o non risponde affatto, come ha fatto Romney tenendo la bussola fissa sui problemi dell’economia, quei messaggi si rivelano di minima utilità.

La scelta del candidato vicepresidente è stata pure azzeccata. E’ la prima decisione cruciale di un candidato presidente, dalla quale si può capire se è veramente pronto a guidare il paese. Scegliendo Paul Ryan al proprio fianco, Romney ha voluto lanciare una sfida aperta ad Obama e ai democratici sul loro stesso terreno, affermare che il proprio piano per il rientro del debito, e i sacrifici che prevede, non sono causa di imbarazzo, ma cavalli di battaglia su cui confrontarsi apertamente cogli avversari, per conquistare il consenso della gente sull’urgenza di risolvere i problemi dell’economia, non sulle promesse di dare qualche vantaggio agli uni tassando gli altri. La convention repubblicana ha completato l’opera di costruzione di un’immagine positiva e diffusione di un messaggio rivolto a tutti gli americani. Romney ha scelto la via dell’unità di tutti gli americani contro la crisi, il nemico numero uno del momento attuale, e contrapposto questa prospettiva alla campagna divisiva di Obama, fondata sul principio del “divide et impera”. Il messaggio repubblicano è passato, ed è sicuramente un messaggio efficace.

Sarà difficile per i tanti fan di Obama tornare alle urne e votare convintamente un presidente che da mesi non apre bocca sui problemi del paese, non si avventura nemmeno a proporre un piano per uscire dalla crisi, per creare posti di lavoro, imbarazzato com’è dal fallimento della sua politica. Per settimane la principale preoccupazione dei democratici è stata disquisire su cosa possa essere e cosa possa non essere scritto nelle dichiarazioni dei redditi del suo avversario, mai rilasciate, relative ai dieci anni passati. Sicuramente non è il principale problema di lavoratori, disoccupati e piccoli imprenditori, di chi viene licenziato come di chi è costretto a licenziare e a chiudere la propria attività.

Ora la palla passa nel campo democratico. La prossima settimana i democratici americani terranno la loro convention. Sarà l’ultima occasione per mostrare di avere un piano per il futuro del paese, di poter offrire delle prospettive a breve e lungo termine. Se invece insisteranno con i tentativi fatti finora, per la verità molto maldestri, di demonizzare gli avversari, sanciranno definitivamente la scollatura tra loro e la gente. In quel caso, paradossalmente, il partito democratico diventerà di fatto un partito di benestanti e ammaliapopolo, perché soltanto chi ha abbastanza soldi in cassa, in una situazione come questa, non si accorge dei problemi di chi fatica a riempire il serbatoio di benzina.

Allo stato attuale i sondaggi danno i due candidati praticamente alla pari. Prima della convention repubblicana avrei detto che una situazione di parità nei sondaggi era da intendersi come un leggero vantaggio per Obama, ora penso che sia da leggere come un leggero vantaggio per Romney. Infatti, l’ottimismo che si respira in casa repubblicana è palpabile, mentre il presidente uscente trasmette sempre più, anche con l’espressione del suo sguardo, la situazione di difficoltà in cui si trova.

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