Esistono vari strumenti in rete per fare petizioni, raccogliere firme, confrontarsi, riunirsi, discutere, ecc., ma sono troppo dispersivi. La mia impressione è che finora i social network siano stati pensati per frammentare, distrarre, intrattenere la gente, portarla un po’ a spasso, per dirla brutalmente, invece che organizzare e aumentare il potere dei cittadini. Questi strumenti creano per lo più illusioni, e sfruttano l’ingenuità degli utenti. Si pensi per esempio a Twitter e Facebook. Gli utenti postano messaggi nell’illusione che qualcuno li leggerà, ma se sapessero quante sono le persone che li leggono effettivamente e quale impatto ha la lettura, non butterebbero via il loro tempo a quel modo. Basta creare un sito web e cercare di attrarre visitatori per rendesi conto che non basta esserci per essere visti. Eppure milioni e milioni di persone insistono a lavorare tutti i giorni per arricchire Zuckerberg e Dorsey.
L’idea di YouCaucus è quella di creare un social network che va nella direzione esattamente opposta, per raccogliere ed unire le energie dei cittadini invece che disperderle, e arrivare a cambiare la società e la politica. Questo progetto lo chiameremo PolisNet.
In breve, si tratta di trasferire sul web la comunità dei cittadini in quanto soggetti politici, creando il social network dei cittadini in quanto elettori, candidati, membri di partiti, fornendo una serie di spazi per incontrarsi, discutere, comunicare, elaborare proposte collettivamente (regole di partito, leggi, proposte di modifica della costituzione, ecc.), tenere convention, videoconferenze, organizzare primarie, candidarsi, fare campagna elettorale, votare i candidati alle primarie, ecc. Una serie di strumenti per ottimizzare questo tipo di interconnessioni e renderle fruibili in qualsiasi momento da tablet, PC e smartphone.
La spina dorsale della struttura è l’idea di sistema politico teorizzato da YouCaucus, e ispirata allo studio dei partiti americani, in particolare il loro funzionamento interno, fatto di convention e primarie sequenziali. I (due) nuovi partiti saranno creati dal nulla, senza apparati e a costo zero. Gli elettori saranno messi in grado di governare interamente il loro partito. Avranno il tempo, il modo e gli strumenti per farlo. Potranno candidarsi a qualunque carica pubblica con effettive possibilità di vincere, perché saranno rimossi i numerosi ostacoli che normalmente riducono le chances degli outsiders, degli sconosciuti e di coloro che non hanno grandi disponibilità economiche.
Si parte “creando” due partiti, chiamati U e C, completamente neutri, vuoti e identici. I cittadini cominciano a iscriversi al social, potendo optare per l’appartenenza a U o a C, oppure dichiararsi indipendenti. Inseriscono il loro curriculum, lo corredano delle proprie idee politiche e proposte. Creano il loro profilo, decidendo quali informazioni rendere pubbliche e quali mettere da parte. Man mano che le iscrizioni fluiscono i partiti cominciano ad acquistare un’anima, un’identità (comunque variabile nel tempo). Chiunque potrà lasciare il partito per diventare indipendente o iscriversi all’altro.
La struttura del sito conterrà da una parte tutti gli iscritti, poi tutti i candidati, tutte le elezioni, tutte le convention, tutte le primarie, tutte le sequenzializzazioni delle primarie, il tutto organizzato per regioni, comuni, e provvisto di motori di ricerca appropriati per accedere rapidamente alle informazioni desiderate. Appena i partiti U e C avranno abbastanza consenso per presentarsi alle elezioni lo faranno e la comunità da virtuale diventerà reale.
Il mio interesse principale è trasformare il web nel veicolo della democrazia. Non ho nessuna idea politica particolare da propagandare, anzi la neutralità dello strumento è cruciale perché funzioni.
Il valore commerciale di una cosa del genere credo possa essere consistente. Sarà generato come segue. Il sito diventerà anche la Fed americana, l’ente che controlla le elezioni. Cioè, PolisNet sarà anche “la banca della politica“. Ciascun candidato dovrà aprire un conto su PolisNet, come su PayPal, e lì dovrà far fluire tutte le donazioni. Da lì dovrà attingere per tutte le spese della campagna elettorale. In questo modo sarà possibile esercitare le forme di controllo sulle donazioni e le spese elettorali, quei controlli che negli Usa sono fatti appunto dalla Fed (come controllare il rispetto dei vincoli sulle donazioni – per esempio, ognuno può donare al massimo 2000 euro – e l’obbligo di rendicontare tutte le spese). Chiaramente di spazio per creare un business ce n’è molto.
Poiché non posso realizzare il progetto da solo, cerco collaboratori. Contattatemi a questo indirizzo.
I lettori di questo blog forse ricorderanno che mesi fa spiegai, in questo post, di aver mandato in tilt il PdL con la proposta, fatta ad Alfano qualche tempo prima, di primarie sequenziali in crescendo con convention (per dettagli, vedi qui, o qui).
Prima delle elezioni politiche del 2013 una parte del PdL avanzò una proposta molto simile, e un’altra parte del PdL, capeggiata da Berlusconi, si oppose con forza. La lotta intestina fu senza esclusione di colpi, e vide vittoriosa la fazione guidata da Berlusconi. Le due fazioni siglarono la pace vista la vicinanza delle elezioni politiche.
Poco dopo le elezioni, però, complici le note altre vicissitudini di Berlusconi, l’equilibrio non resse e ciascuno andò per la sua strada. Mi piace pensare che la lacerazione causata dalla diatriba interna sulle primarie americane suggerite da me abbia contribuito, e magari non poco, alla fine del PdL.
Ora il Nuovo Centrodestra non ha futuro, e la Nuova Forza Italia non sa più dove sbattere. Probabilmente le imminenti elezioni europee sanciranno la scomparsa di tutti e due.
A Firenze il consigliere regionale Paolo Marcheschi ha recentemente proposto al centrodestra le primarie sequenziali “in crescendo” con convention per la scelta del candidato sindaco del 2014. Giusto ieri ne ha dato comunicazione alla stampa. La proposta, alla cui formulazione ho avuto il piacere di collaborare, è stata bene accolta dai mezzi di comunicazione, con articoli di stampa scritti bene e in modo preciso.
Per esempio, l’ANSA l’ha presentata così:
Fdi: Crosetto, “primarie alla fiorentina” modello per Italia (ANSA)
FIRENZE, 12 SET – “Le primarie alla fiorentina, lanciate oggi da Fratelli d’Italia sul territorio, saranno studiate con molta attenzione a livello nazionale. Potrebbero essere un progetto pilota da replicare in tutta Italia. Un sistema veramente innovativo di svolgere le primarie, un meccanismo capace di coinvolgere realmente i cittadini e di aprire la politica a tutte le persone di buona volonta’.” Cosi’, in una nota, il coordinatore nazionale di Fratelli d’ Italia Guido Crosetto commenta le ‘primarie sequenziali’ lanciate oggi dai consiglieri regionali toscani Giovanni Donzelli e Paolo Marcheschi insieme al consigliere comunale Francesco Torselli per la scelta del prossimo candidato sindaco a Firenze. (ANSA). Y2G 12-SET-13 20:36
Su questo sito seguiremo l’evolversi della discussione sul tema, informandovi degli sviluppi. Potete trovare altre informazioni qui, dove sono disponibili anche le slides della presentazione di Marcheschi. Qui sotto un breve riepilogo del problema e le simulazioni delle primarie fiorentine, con relative spiegazioni.
Come abbiamo spiegato più volte, se si vota in tutto il territorio nello stesso giorno, come fa il PD colle sue primarie “stile 1860”, e magari con regole e date decise dagli apparati all’ultimo minuto, solo le persone già note o ricche hanno effettive possibilità di vincere, cioè i candidati d’apparato e pochi altri. Potrà mai vincere una cassiera del supermercato? Certo che no. Ma anche chi proviene da un partito piccolo, come Fratelli d’Italia o la Lega, è penalizzato, perché non ha nessuna chance di battersela ad armi pari contro il candidato del partito maggiore. Eppure le primarie devono essere competizioni tra persone, non tra partiti o correnti, per cui tutti devono essere uguali sulla linea di partenza, anche la cassiera del supermercato.
Come dice Crosetto nella nota dell’ANSA, le primarie fiorentine “potrebbero essere un progetto pilota da replicare in tutta Italia“. E allora immaginiamole, queste primarie sequenziali a livello nazionale, per esempio per la scelta del candidato premier.
Immaginiamo che si voti prima in Molise, una settimana dopo in Abruzzo, una settimana dopo nelle Marche, una settimana dopo in Toscana, e così via, proprio come nelle primarie americane. Anche una cassiera del supermercato può permettersi di fare qualche viaggio in Molise, e se capita che raccolga del consenso e qualche donazione, magari non vince le primarie del Molise, ma può ottenere un risultato di tutto rispetto. Infatti, basta che “si piazzi bene”, che emerga dal fondo, perché la gente cominci a parlare di lei. Nella settimana che separa le primarie del Molise da quelle dell’Abruzzo alcuni giornali la noteranno e la intervisteranno. Magari non vincerà le primarie dell’Abruzzo, ma se arriva diciamo terza, sarà consacrata come rivelazione e avrà già colmato, in due mosse, il gap che la svantaggiava rispetto ai candidati già noti e quelli favoriti dall’appartenenza ai partiti maggiori.
Poi tocca alle Marche. Se la candidata-rivelazione continua a piazzarsi bene, o magari vince, non la fermerà più nessuno. Tutte le primarie successive saranno plebisciti per lei. Un percorso diluito temporalmente e geograficamente come quello delle primarie sequenziali dà modo e tempo a tutti i candidati di convincere i cittadini a votare per loro. Un meccanismo affrettato come le primarie “o la va o la spacca” del PD azzoppa in partenza tutti i candidati non privilegiati, creando di fatto una sperequazione antidemocratica.
Le primarie di cui parlo sono dunque le “primarie sequenziali in crescendo con convention“. Esse eleggono i candidati alla carica monocratica, ma anche delegati alla convention popolare del partito (o coalizione), l’organo che supervisiona le primarie stesse, ne decide le regole e scrive il programma elettorale degli elettori.
Nella proposta di primarie fiorentine, la sequenza delle primarie si basa sulle 5 circoscrizioni nelle quali è diviso il comune, partendo dalle meno popolose per finire colla più popolosa.
Il sistema elettorale “in crescendo” si riferisce al sistema di assegnazione dei delegati nelle varie tappe della sequenza (proporzionale, poi maggioritario, poi vincitore piglia tutto). Potrebbe essere un po’ ostico da digerire, ma diventa più facile da capire se spieghiamo a cosa serve, cioè coniugare una competizione vera e combattuta colla necessità di proiettare un vincitore al di sopra di tutti gli avversari, in modo che la sua vittoria diventi indiscutibile.
Il proporzionale (con sbarramento alto, diciamo 20%, per evitare sabotaggi da parte degli avversari) serve a garantire che nelle prime tappe la competizione rimanga aperta, ciò che ravviva l’interesse e garantisce agli outsider vere possibilità di battersi. Adottando, all’estremo opposto, il sistema “vincitore piglia tutto” nelle prime tappe si stenderebbe subito al tappeto chiunque non sia già noto al grande pubblico. Allo stesso tempo, il passaggio al maggioritario e poi al vincitore piglia tutto impedisce che la competizione si protragga all’infinito. Con questo meccanismo di solito le ultime tappe proiettano il vincitore ben oltre la maggioranza assoluta, in modo che la sua vittoria non lasci dubbi e spazio a recriminazioni, ciò che serve a unire il partito e la coalizione.
Analizziamo la proposta fiorentina e la relativa simulazione, che illustra questo meccanismo.
Tabella 1.
|
Sistema elettorale |
Popolazione |
Numero delegati |
Affluenza stimata |
|
|
Circoscrizione 3 |
Proporzionale |
41637 |
9 |
1134 |
|
Circoscrizione 1 |
Proporzionale |
69030 |
15 |
1810 |
|
Circoscrizione 4 |
Maggioritario |
69036 |
15 |
1870 |
|
Circoscrizione 2 |
Maggioritario |
90865 |
20 |
2392 |
|
Circoscrizione 5 |
Vincitore piglia tutto |
108846 |
24 |
3008 |
|
Totali |
379414 |
83 |
10214 |
dove “proporzionale” = proporzionale con sbarramento al 20%, “maggioritario” = il 60% (al minimo) dei delegati va al 1o classificato, il resto è distribuito con metodo proporzionale con sbarramento al 20%.
Tabella 2.
|
Candidato 1 |
Candidato 2 |
Candidato 3 |
Candidato 4 |
Voti totali |
|||||
|
Voti |
Deleg. |
Voti |
Deleg. |
Voti |
Deleg. |
Voti |
Deleg |
||
|
Circ. 3 |
290 |
3 |
401 |
4 |
230 |
2 |
213 |
0 |
1134 |
|
Circ. 1 |
543 |
5 |
895 |
7 |
372 |
3 |
ritiro |
1810 |
|
|
Circ. 4 |
743 |
9 |
590 |
3 |
537 |
3 |
1870 |
||
|
Circ. 2 |
1364 |
14 |
596 |
6 |
432 |
0 |
2392 |
||
|
Circ. 5 |
1884 |
24 |
1124 |
0 |
ritiro |
3008 |
|||
|
Totali |
4824 |
55 |
3606 |
20 |
1571 |
8 |
213 |
0 |
10214 |
Per esempio, nella tabella 2 il candidato 1 si trova in svantaggio dopo la prima tappa e anche dopo la seconda. Sorpassa il candidato 2 nella terza e stacca l’avversario nella quarta. Tuttavia, il candidato 2 potrebbe ancora aggiudicarsi la maggioranza assoluta dei delegati se vincesse l’ultima tappa. Chiunque ottiene la maggioranza relativa dei delegati, ottiene in realtà la maggioranza assoluta, per cui il voto della convention diventa una formalità. Questo è uno schema tipico di ciò che accade nelle primarie presidenziali americane.
Infine, ho proposto a Marcheschi di aggiungere la “sesta circoscrizione”, la circoscrizione online, che diventerebbe la prima della sequenza. Il sito YouCaucus è provvisto di un sottodominio attrezzato per le primarie online (vedi qui). Nella circoscrizione online può votare chiunque risieda a Firenze e abbia diritto di voto. Deve fornire copia della sua tessera elettorale e non potrà votare ai seggi fisici. Le votazioni della circoscrizione online si concluderanno una settimana prima delle votazioni nelle altre circoscrizioni. I risultati saranno comunicati subito dopo la chiusura del voto online e assegneranno un certo numero di delegati online, distribuiti proporzionalmente, con sbarramento al 20%.
Nato appena 3 anni fa, il Movimento 5 Stelle è oggi il primo partito italiano. Questo risultato è stato ottenuto senza passare un solo minuto di tempo in televisione, senza spendere soldi pubblici, senza chiedere o accettare rimborsi elettorali.
Più di un mese fa avevo dato il mio endorsement al Movimento, per la sua apertura ai cittadini e il suo elevato tasso di democraticità. Pertanto, oggi non posso che rallegrarmi e festeggiare il trionfo.
Voglio postare uno snapshot delle statistiche di accesso al mio sito, da cui si vede che in questo momento, come nei giorni scorsi, la gente sta andando su internet per “chiedere ad internet cosa votare“. Come ho già fatto notare in due miei precedenti post, vedi qui e qui, questo fenomeno si verifica da qualche tempo, con un sensibile aumento delle visite negli ultimi due-tre giorni.
I navigatori che fanno questo tipo di ricerche sono diretti al mio sito da quando ho postato questo articolo, che è subito balzato in testa alle statistiche di Google. Nei giorni successivi, accortomi del fenomeno, ho suggerito ai naviganti di fare come me, postare una valanga di articoli simili, magari creando blog appositi, per fare in modo che gli indecisi che chiedono ad internet cosa votare ricevano una risposta univoca. Il mio appello non ha avuto seguito, tant’è vero che ancora oggi chi digita su Google cose come “cosa votare alle prossime elezioni” trova varie pagine con istruzioni su come votare, ma solo la mia pagina col consiglio esplicito di votare in un modo particolare.
Apparentemente, nessuno tranne me ha pensato di intercettare gli indecisi in questo modo. Credo che sia un modo molto più efficace dei social network, perché fornisce, in un certo senso, “la risposta di internet”, non la risposta di qualche persona particolare.
Come vedete dall’immagine alcuni navigatori trovano il mio blog in prima posizione nelle ricerche di Google, altri alla quarta, altri alla terza o decima (i risultati che fornisce Google non sono sempre gli stessi perché dipendono da una miriade di fattori e sono spesso ritagliati sul profilo dell’utente). Non so quanti indecisi riuscirò a convincere con questo sistema, so solo che questi navigatori trovano soltanto il mio consiglio esplicito. Per confermarvelo, vi mostro i risultati che trovo io quanto digito su Google “cosa votare alle prossime elezioni” (ho solo eliminato degli spazi irrilevanti per ridurre la lunghezza dell’immagine):
Forse siamo di fronte ad un nuovo fenomeno, e in futuro assisteremo probabilmente a un nuovo tipo di propaganda su internet: quella ottenuta invadendo i motori di ricerca.
L’unica forza politica veramente nuova oggi in Italia è il Movimento 5 Stelle. Esso può rivoluzionare completamente la politica italiana, facendo per la prima volta accedere al parlamento gente comune invece che politicanti e cooptati. E’ assolutamente necessario che il M5S abbia un risultato molto positivo alle imminenti elezioni. E lo dico io che non sono un sostenitore acritico del movimento, tanto che nutro alcune riserve su alcuni aspetti del programma del M5S.
Tuttavia, in questo momento delicatissimo della politica italiana dobbiamo fare delle scelte che trascendono gli interessi particolari, o le classiche collocazioni destra-sinistra, e guardano invece al futuro dell’Italia come democrazia. Per questo, non soltanto ho deciso di votare e far votare M5S, ma mi sto dando da fare quanto posso per diffondere suggerimenti e raccomandazioni per fare un’efficace propaganda elettorale a favore del M5S.
Per esempio, in questi giorni ho notato che se cercate su Google “votare M5S alle prossime elezioni” il primo risultato che trovate rimanda al mio post dal titolo “Votare Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni è la scelta migliore“.
Controllando le statistiche di accesso al mio sito, ho notato che in questi giorni moltissimi visitatori cercano sui motori di ricerca cose semplicissime del tipo “chi votare alle prossime elezioni“, “cosa votare alle elezioni politiche“, “come votare alle elezioni“, ecc. Anche nei risultati di queste ricerche il mio post è tra i primi.
In sostanza, molti indecisi stanno andando su internet a… “chiedere a internet” cosa votare. I social network, di cui non sono affatto un fan, sono secondo me troppo confusi e rumorosi per fornire indicazioni di voto credibili agli elettori.
Quindi il mio suggerimento a chi vuole sostenere il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni è di scrivere moltissimi post, magari sul sito di Beppe Grillo o sui siti collegati, o sul proprio sito, o creando appositamente nuovi blog su WordPress, con titoli simili a quello del mio post, o simili alle ricerche di cui sopra (es.: “Chi votare alle prossime elezioni? La scelta migliore è il Movimento 5 Stelle“, ecc.). E riempire di queste parole e frasi chiave anche le tag dei post. Infine, linkarli tra di loro e al mio post.
Visto che il risultato sarà determinato in larga misura dagli indecisi, questa è un’ottima maniera per intercettarne parecchi. In modo che tutti gli indecisi che viaggiano su internet ricevano una risposta univoca “da internet”:
alle prossime elezioni SI VOTA M5S !
I lettori ricorderanno che alcuni mesi fa Alfano voleva fare primarie all’americana, con convention, per la designazione del candidato del PdL a presidente del consiglio. Poi non se ne fece nulla, perché ridiscese in campo Berlusconi. Prima dell’intervento di Berlusconi il PdL visse delle fasi molto tormentate, con aspri contrasti interni e una specie di tutti contro tutti. Alcuni lasciarono il partito, altri si candidarono alle primarie, altri ancora osteggiarono le primarie con tutte le loro forze. Insomma, il PdL stava per sbriciolarsi.
Un anno fa e poco più, come sanno i frequentatori di questo sito, fui io a proporre quel modello di primarie ad Alfano, durante una cena del PdL a Firenze. Successivamente mi adoperai per veicolare ancor meglio le idee sensibilizzando onorevoli contattati in vari modi, partecipando (in video) a una conferenza di Sedizione Liberale, e altro.
Occorre sapere che quando i politici accolgono una proposta sensata non è certamente perché ne capiscono il senso, ma perché vi intravedono un qualche vantaggio. Alfano fu colpito dalla mia proposta perché capiva che facendo primarie così diverse da quelle del PD poteva evitare il raffronto impietoso tra la partecipazione alle sue e la partecipazione alle loro. Lo stesso dicasi degli onorevoli che si sono dati da fare per sostenere la proposta: vi vedevano unicamente uno strumento come un altro per perorare la propria ricandidatura. Di queste cose sono perfettamente consapevole, e me ne son fatto una ragione, in attesa di trovare interlocutori più disinteressati, come quelli che ora intravedo nel Movimento 5 Stelle.
Ciò che voglio sottolineare è che una proposta come quella delle primarie sequenziali in crescendo con convention, lungi dal ricompattare il PdL, stava per frantumarlo in mille pezzi. In definitiva, se le mie proposte sono tanto perniciose per i partiti tradizionali, forse forse sono proprio le proposte più azzeccate per cambiare la politica italiana.
Peccato che Berlusconi abbia annusato il pericolo in extremis, sennò potevo mettere nel mio curriculum di aver distrutto il PdL!
Le primarie del PD per il candidato premier hanno offerto uno spettacolo appassionante. Ora, però, è il momento di ragionare a freddo.
Perché Matteo Renzi non è riuscito vincere contro un rappresentante del passato che non passa mai, come Bersani, il candidato dell’apparato partitico? Perché ha ricevuto meno voti di Bersani, si dirà. Va bene, ma quante possibilità aveva veramente di vincere? Molte, poche, nessuna?
Nel 2008 Barack Obama, che al momento dell’annuncio della sua candidatura (gennaio 2007) era certamente meno noto negli Usa di quanto lo fosse Renzi in Italia, riuscì, dopo sei mesi di primarie combattute senza esclusione di colpi, a sconfiggere Hillary Clinton, la candidata sostenuta dall’establishment democratico. Solo un caso? Diversi programmi elettorali? Diverso appeal sugli elettori? Le variabili in gioco sono tante, ma qui ci preme sottolineare gli aspetti che davano ad Obama l’effettiva possibilità di vincere, e quelli che l’hanno invece negata a Renzi.
Le primarie del PD sono state primarie “o la va o la spacca”. Si votava lo stesso giorno in tutto il territorio nazionale. La data e le regole sono state comunicate poche settimane prima delle primarie. Le regole sono state elaborate da “organi dirigenti” di un apparato che aveva a capo uno dei candidati in lizza (Bersani). Tutte le regole, a ben guardare, sono state studiate apposta per favorire il candidato dell’apparato (ballottaggio, primarie di coalizione, pre-registrazione, ecc.). Non poteva essere diversamente: come poteva l’apparato di cui Bersani è capo fare regole contro il suo capo? Ciò che mi ha sorpreso è il fatto che Renzi si sia prestato al gioco, si sia fatto usare, sfruttare.
Proviamo ora ad immaginare una situazione completamente diversa.
1. Supponiamo che tutti gli elettori del PD potessero candidarsi, non soltanto i cinque usciti non si sa (ma in realtà si sa) da dove, e che potessero farlo con effettive possibilità di vincere.
2. In particolare, supponiamo che le primarie del PD fossero sequenziali, come quelle che ho proposto qui: una settimana in Molise, la settimana dopo in Abruzzo, quella dopo nelle Marche, e poi in Toscana, poi in Trentino Alto-Adige… in modo da rimuovere le difficoltà oggettive che penalizzano i candidati nuovi, non famosi e non ricchi.
3. Supponiamo poi che le primarie del PD fossero aperte: nessuna pre-registrazione, nessuna dichiarazione di adesione ai valori del PD da firmare al seggio, nessuna somma da pagare per poter votare… in modo da attrarre più elettori possibile.
4. Supponiamo infine che le primarie del PD fossero regolamentate dagli elettori, invece che dagli apparati partitici (gli “organi dirigenti“ del PD), e con regole stabilite non poche settimane prima di tenere le primarie, ma anni fa, poco prima delle ultime elezioni politiche.
Cosa otteniamo? Otteniamo delle primarie americane… Come quelle del 2008 tra Obama e Clinton.
Secondo i miei calcoli, basati sull’affluenza alle primarie democratiche americane del 2008 tra Obama e Clinton, in Italia un centrosinistra (o un centrodestra) che tenesse primarie del tipo che ho appena descritto, per la scelta del suo candidato premier, potrebbe portare alle urne 10-12 milioni di persone. Sì, avete capito bene: non 3, ma 10-12 milioni di persone.
Ora, con le sue regole e modalità, senza sequenzializzazione, con pre-registrazione, facendo pagare il voto, chiedendo la sottoscrizione di una dichiarazione di adesione, convocando le primarie all’ultimo momento e stabilendo le regole poco prima nel chiuso dei suoi apparati, il PD ha portato alle urne intorno a 3 milioni di persone. Un risultato che soltanto l’ignoranza in materia può celebrare come un successo.
Perché ha vinto Bersani? Perché non ha vinto Renzi? Perché non ha vinto una cassiera del supermercato? Occorrerebbe chiederlo ai 7-9 milioni di elettori che avrebbero votato ma in realtà non hanno votato… Quegli elettori erano sufficienti a determinare qualunque risultato. Con primarie sequenziali, cioè con un’opportuna diluizione territoriale invece del sistema “o la va o la spacca”, vi lascio solo immaginare cosa avrebbe potuto succedere e non è successo: avrebbe potuto davvero emergere la volontà degli elettori, invece di quella dell’apparato.
Lo “spettacolo” offerto dal PD ha appassionato tante persone come le appassiona la finale di un torneo calcistico. Tre milioni di persone, invece che 10-12, sono quelle motivate dal tifo.
Non si tratta di democrazia: si tratta di tifo.
Come puoi distinguere la democrazia dal tifo?
Se ti puoi candidare con effettive possibilità di vincere è democrazia, se puoi soltanto decidere da che parte stare è tifo.
Certo, come ho già spiegato qui, se andiamo avanti di questo passo impieghiamo due secoli ad arrivare (tanto quanto ci hanno impiegato gli Usa). Più razionale sarebbe importare il meccanismo americano 2012, il più efficiente ed avanzato che esista sul pianeta, e progredire a partire da quello.
Questo è l’obiettivo per cui si batte youcaucus.com
Questo sito si batte per realizzare in Italia i partiti governati dagli elettori. Non partiti in cui gli elettori partecipano, ma partiti in cui gli elettori governano.



