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I Conservatori e Riformisti hanno delle ottime chances di realizzare, da soli, le libertarie per il candidato premier, grazie all'”effetto Jordan” che riduce lo sforzo organizzativo a quello delle prime tre consultazioni regionali, per quanto siano di piccole dimensioni. Per esempio, in Italia potrebbero essere Molise, Basilicata, Abruzzo. [Hamilton Jordan fu il braccio destro di Jimmy Carter e il primo a capire la dinamica delle primarie presidenziali americane. I suoi preziosi consigli permisero a Carter, nel 1976, di passare dall’anonimato a presidente in dieci mesi.]

Sono intervenuto al convegno dei Conservatori e Riformisti “Verso la Convenzione Blu”, tenutosi a Cortina d’Ampezzo nei giorni 24 e 25 settembre 2016. Nel mio discorso ho fornito nuovi dettagli su cosa sono e come funzionano le libertarie, e ho spiegato come l’effetto Jordan riesce ad agire come catapulta per lanciare candidati emergenti verso la vittoria finale.

Leggi le trasparenze relative al mio intervento cliccando su
Verso le Libertarie Cortina 2016

Mio intervento al convegno “Centrodestra riparte” dei Conservatori e Riformisti, presso il Tempio di Adriano, giovedì 8 settembre 2016 alle ore 15.00.

La nostra economia non è molto amica di chi vuole emergere, provarci, realizzare l’idea in cui crede, costruire un’impresa, magari partendo da zero o da poco, perché sulla sua strada gli fa trovare una miriade di difficoltà, vincoli, obblighi, adempimenti burocratici e dilazioni.

Il sogno americano, invece, parla di libertà, di opportunità per tutti, anche chi parte dalla sola idea in cui crede. Racconta storie di persone che entrano in un’azienda come segretarie o magazzinieri e ne escono da dirigenti, parla di brillanti idee dal successo planetario concepite in uffici improvvisati dentro uno scantinato.

Esiste una versione politica del sogno americano, che ho chiamato le libertarie. Si tratta del sistema di consultazione degli elettori che permette a tutti i cittadini di candidarsi con effettive possibilità di vincere, anche emergendo dal nulla, e dà agli elettori il completo controllo sul processo di selezione. Un sistema che possiamo apprendere dal funzionamento interno dei partiti americani degli ultimi 40 anni, e in particolare la selezione dei candidati alla Casa Bianca.

La consultazione degli elettori è diluita nell’arco di sei mesi, uno stato o una manciata di stati alla volta, separati da una settimana o giù di lì. In questo modo chiunque ha l’effettiva possibilità di vincere, emergendo gradualmente dall’anonimato fino alla vette più alte della notorietà in una manciata di tappe. Allo stesso modo chi parte favorito e non merita, rischia di vedere il suo consenso evaporare davanti ai suoi occhi in altrettante tappe, come quest’anno è successo a Jeb Bush. Inoltre, una convention di cittadini scelti dagli elettori mediante le stesse consultazioni, detti delegati, governa l’intero processo tramite un meccanismo di controlli incrociati, verifica l’applicazione delle regole, sanziona che le viola, modifica le regole per la volta successiva. La convention è l’autorità massima del partito, il suo governo popolare.

Negli Usa ci sono voluti 2 secoli di tentativi e fallimenti per trovare la strada giusta, e poi 40 anni di perfezionamenti per raffinarla. Ma alla fine, quello che gli americani hanno raggiunto è qualcosa di straordinario, equivalente secondo me alla più grande delle scoperte scientifiche mai fatte nella storia dell’umanità: hanno trovato la formula della democrazia.

Gli elettori lo sanno e rispondono incredibilmente bene, numerosi e generosi. Quest’anno 31 milioni di elettori americani si sono recati a votare alle primarie repubblicane, record assoluto, e 30 milioni e mezzo a quelle democratiche. Si tratta della metà di chi andrà a votare a novembre. Per fare un paragone, se si facessero le libertarie in Italia, si potrebbe arrivare a 11 milioni di elettori a polo, in una situazione bipolare. Per non parlare delle centinaia e centinaia di milioni di dollari raccolti dai candidati americani in una miriade di microdonazioni da pochi dollari l’una.

L’altra faccia della medaglia, quasi ovvia, è che la formula vincente va applicata in maniera corretta e rigorosa, perché solo allora lo strumento dispiega tutta la sua potenza e solo allora gli elettori rispondono numerosi e generosi. Non esistono vie di mezzo, o scorciatoie. Di fronte a qualunque ripiego al ribasso gli elettori capiscono di non essere loro al centro, di essere stati sostituite da un qualche gruppo di potere, e allora non rispondono affatto.

In Italia la parola primarie reca inevitabilmente con sè il carico di ambiguità, recriminazioni e contestazioni che caratterizzano le primarie del PD, le quali, essendo concentrate in un solo giorno su tutto il territorio non danno a nessuno la possibilità di emergere dal nulla, cioè restringono le possibilità di vittoria ai soliti noti. Inoltre, essendo senza convention, sono in balia dell’arbitrio e della litigiosità degli apparati, per cui generano infinite recriminazioni. A molte altre persone, poi, vengono in mente le primarie del movimento 5 stelle, che sono ancora peggio. Primarie come quelle sono ben poco attraenti.

Insomma, chi chiede poco, cioè delle generiche primarie, oltre a generare le reazioni spontanee di scetticismo e diffidenza, ci può portare ad ottenere una competizione improvvisata come quelle provate tante volte negli Usa prima di trovare la strada giusta, cosa che ci porterà diritti al fallimento. Se invece vogliamo spavaldamente tutto, il massimo, cioè le libertarie, c’è il rischio di ottenere… tutto.

E allora mi sono divertito a immaginare cosa succederebbe se a un certo punto, magari provocatoriamente, ma non del tutto, ci dichiarassimo contrari alle primarie, sapendo che nella mente dell’ascoltatore scatta automatico il riferimento alle primarie del Pd e del M5S. E’ chiaro che se facessimo qualcosa del genere genereremmo sconcerto e curiosità, che si traducono in ulteriori domande, richieste di spiegazioni, maggiore attenzione e interesse da parte di chi ascolta e ciò magari porterebbe a richieste di ulteriori interviste.

Ci verrebbe sicuramente rimproverato
– Ma non eravate a favore delle primarie fino all’altro ieri?

e questo ci darà l’opportunità di rispondere

Certo, ma ci siamo resi conto che le primarie sono già superate. Esse generano troppe recriminazioni e non fanno emergere affatto la volontà popolare. Noi siamo per le libertarie.

al ché non potrà che seguire la richiesta di spiegare cosa sono, e ciò ci darà l’opportunità di centellinare a piacimento le nostre formule, sempre avendo cura di lasciare il discorso in sospeso, in modo da mantenere vivi l’interesse e la curiosità

Tipo:
Le libertarie sono il modo più efficiente ed avanzato al mondo di consultare gli elettori. Danno a tutti la possibilità di vincere, emergendo gradualmente dal nulla fino alle vette più alte della notorietà. Danno tutto il potere agli elettori e fanno emergere veramente e fedelmente la volontà popolare. Le libertarie sono la formula della democrazia, la versione politica del sogno americano.

e se vogliamo dare qualche dettaglio possiamo parlare di una competizione diluita, a tappe, una regione a settimana, che permette a chiunque di scendere in campo con effettive possibilità di vincere, anche chi parte dall’essere sconosciuto e senza un euro, e una convention di cittadini scelti dagli elettori che governa l’intero processo tramite un meccanismo di controlli incrociati.

Insomma, sapendo di avere per le mani il sistema vincente, possiamo permetterci anche di giocarci un po’. Perché prima di fare emergere tutti con le libertarie, dobbiamo sfruttarle per fare emergere noi stessi. Le libertarie in fondo sono nella nostra natura, perché nel DNA di tutti i conservatori c’è proprio il sogno americano, l’idea che tutti devono avere l’opportunità di emergere dal nulla fino ai gradi più del successo. E se non saremo noi a farci carico di portare il sogno americano in Italia, tanto nella politica, quanto nell’economia, nessuno lo farà mai per noi.

Non posso dare maggiori dettagli per ragioni di tempo, ma se siete interessati al seguito della storia, spero di rivedervi a Cortina.

Vi ringrazio molto dell’attenzione

Nuovo intervento sulle Libertarie, in cui illustro alcuni dettagli della proposta di legge. Stavolta il convegno si è svolto a Torino il 24/10/2015, organizzato da una serie di simpatizzanti dei Conservatori e Riformisti. Ecco la presentazione in versione aggiornata rispetto a quella di Cortina.

Pres Libertarie

La settimana prossima mi recherò a Roma per incontrare vari parlamentari di centrodestra e proporre loro le libertarie. Ora è il centrodestra, con tutti i suoi problemi, il settore politico più interessante e potenzialmente aperto ad accogliere il progetto di YouCaucus, che riepilogo qui sotto.

Le Libertarie

Il partito è governato interamente ed unicamente dagli elettori. Gli elettori, e soltanto gli elettori, hanno la prima parola, l’ultima parola e tutte le parole che stanno tra la prima e l’ultima. Le Libertarie sono lo strumento con il quale gli elettori governano il partito.

Le libertarie sono consultazioni aperte, libere e sequenziali in crescendo (cioè diluite temporalmente e territorialmente, in modo da dare a una cassiera del supermercato le stesse possibilità di vincere che avrà un qualunque persona già nota o ricca) per scegliere i candidati alle elezioni e i delegati alle convention.

La convention è lo strumento con il quale i delegati, che sono cittadini tra cittadini (e non funzionari di partito, che non esistono nei partiti governati dagli elettori, dove non è ammessa alcuna forma di apparato) stabiliscono le regole delle libertarie e della convention stessa (e indicano quelle della convention successiva).

Per il funzionamento di un partito non è necessario nient’altro. In un partito governato dagli elettori, non ci sono apparati, segretari, capi, organi dirigenti, coordinatori. In parole semplici: “non ci sono elettori più uguali degli altri“. Non ci sono candidature o ricandidature garantite. Nessun eletto potrà scrollarsi gli elettori di dosso, che gli staranno col fiato sul collo dal primo all’ultimo momento. Se l’eletto non si atterrà alla volontà popolare, gli elettori lo puniranno alle consultazioni successive.

Lo tsunami delle libertarie

Basandoci sui dati relativi alle primarie Obama-Clinton del 2008, possiamo stimare l’affluenza potenziale e la raccolta di fondi di ipotetiche libertarie realizzate in Italia per lo schieramento moderato-conservatore. I risultati del calcolo sono i seguenti:

Affluenza potenziale: 10-11 milioni di elettori

Raccolta fondi del candidato vincitore: 100 milioni di euro, in donazioni individuali di 70 Euro ciascuna (in media)

Raccolta fondi totale (candidati individuali + partito): 180 milioni di Euro

Chiaramente, la sequenzializzazione agevola la raccolta delle donazioni e stimola la partecipazione. Si ricordi che le primarie dell’Unione del 2005 (“stile 1860”), le più partecipate in Italia, portarono alle urne poco più di 4 milioni di persone, e quel risultato non fu mai più eguagliato.

Le libertarie possono provocare un vero e proprio tsunami. Come già nel 2012, quando la mia proposta di primarie sequenziali all’americana con convention riuscì a farsi strada all’interno del PdL fino a portarlo alla fibrillazione (vedi qui e qui), così oggi la proposta delle libertarie si può insinuare all’interno del centrodestra e dare voce alla voglia (che serpeggia fra molti deputati e senatori) di un sistema che faccia emergere la volontà popolare invece che anestetizzarla. Sicuramente le libertarie potranno riunire tutte le anime del centrodestra, dalla Lega di Salvini alla Forza Italia di Fitto (Berlusconi si dovrà aggregare, che gli piaccia o meno) ai tanti conservatori/repubblicani che stanno tra i nostri elettori (e tra gli astenuti), ma non hanno mai trovato rappresentanza, né modi di candidarsi ed emergere. Se tanto mi dà tanto, il momento è quello giusto.

Diffondendo le idee di YouCaucus e spiegandole alla gente, ho notato che le madri di famiglia, come i benzinai, i tabaccai e le cassiere del supermercato, capiscono le idee al volo, tanto che mi danno sempre suggerimenti intelligenti e perspicaci per migliorarle. Per contro, quando spiego le idee ai politici, noto che fanno numerose resistenze. Capiscono subito che le libertarie sono una seria minaccia alle loro cariche, visto che con questo sistema non prenderebbero neanche un voto.

Pertanto, per dare scacco matto agli apparati, occorre diffondere le idee delle Libertarie tra la gente, invece che all’interno degli apparati. In questo modo, gli apparati saranno messi in un angolo: se diranno no alle libertarie, diranno no agli elettori, e quindi si condanneranno alla morte politica. Se diranno sì alle libertarie, diranno sì alla fine dei partiti-apparato, e quindi si condanneranno alla morte politica.

Per concludere: il sistema dei partiti attuali è il sistema grazie al quale:

i primi restano sempre primi, e gli ultimi restano sempre ultimi.

Il sistema delle libertarie, al contrario, è il sistema che garantisce che:

gli ultimi hanno sempre la possibilità (concreta, effettiva, non meramente teorica) di diventare primi, e i primi sono sempre a rischio (perché avranno gli elettori col fiato sul collo) di diventare ultimi.

I lettori ricorderanno che alcuni mesi fa Alfano voleva fare primarie all’americana, con convention, per la designazione del candidato del PdL a presidente del consiglio. Poi non se ne fece nulla, perché ridiscese in campo Berlusconi. Prima dell’intervento di Berlusconi il PdL visse delle fasi molto tormentate, con aspri contrasti interni e una specie di tutti contro tutti. Alcuni lasciarono il partito, altri si candidarono alle primarie, altri ancora osteggiarono le primarie con tutte le loro forze. Insomma, il PdL stava per sbriciolarsi.

Un anno fa e poco più, come sanno i frequentatori di questo sito, fui io a proporre quel modello di primarie ad Alfano, durante una cena del PdL a Firenze. Successivamente mi adoperai per veicolare ancor meglio le idee sensibilizzando onorevoli contattati in vari modi, partecipando (in video) a una conferenza di Sedizione Liberale, e altro.

Occorre sapere che quando i politici accolgono una proposta sensata non è certamente perché ne capiscono il senso, ma perché vi intravedono un qualche vantaggio. Alfano fu colpito dalla mia proposta perché capiva che facendo primarie così diverse da quelle del PD poteva evitare il raffronto impietoso tra la partecipazione alle sue e la partecipazione alle loro. Lo stesso dicasi degli onorevoli che si sono dati da fare per sostenere la proposta: vi vedevano unicamente uno strumento come un altro per perorare la propria ricandidatura. Di queste cose sono perfettamente consapevole, e me ne son fatto una ragione, in attesa di trovare interlocutori più disinteressati, come quelli che ora intravedo nel Movimento 5 Stelle.

Ciò che voglio sottolineare è che una proposta come quella delle primarie sequenziali in crescendo con convention, lungi dal ricompattare il PdL, stava per frantumarlo in mille pezzi. In definitiva, se le mie proposte sono tanto perniciose per i partiti tradizionali, forse forse sono proprio le proposte più azzeccate per cambiare la politica italiana.

Peccato che Berlusconi abbia annusato il pericolo in extremis, sennò potevo mettere nel mio curriculum di aver distrutto il PdL!

Il PdL ha messo in rete le regole preliminari delle sue primarie. Si parla di sequenzializzazione regionale e 10000 firme da raccogliere in 13 giorni. Si voterà in quattro turni, per macroregioni. Per votare bisogna pagare 2 Euro e sottoscrivere un’adesione alla carta dei valori del PdL.

Possiamo emettere un primo giudizio.

La richiesta di firmare un’adesione ai valori del PdL per votare qualifica le primarie del PdL come primarie chiuse. Infatti, negli USA le primarie aperte sono quelle in cui chiunque può votare, compresi gli elettori del partito avversario.

Far pagare per partecipare è tassativamente proibito in tutti gli stati degli Usa, ed è sufficiente a qualificare le primarie del PdL come primarie italiane, non primarie americane. Infatti, la somma pagata è equiparabile ad una mini-iscrizione. Si tratta a tutti gli effetti di un’iscrizione ricaricabile invece che in abbonamento, di un pay-per-vote, come succede anche presso il PD. Le primarie del PdL sono dunque consultazioni tra iscritti. Tali consultazioni non esistono negli Usa perché i partiti americani non hanno iscritti.

La richiesta di presentare 10000 firme in 13 giorni non si sposa colla sequenzializzazione e penalizza la partecipazione. In Usa non esistono richieste per candidarsi alle “primarie statunitensi”, esistono solo richieste per candidarsi ai caucus dell’Iowa (nessuna firma, nessun pagamento), alle primarie del New Hampshire (nessuna firma, pagamento di 1000 dollari), alle primarie della Carolina del Sud, alle primarie della Florida, alle primarie del Michigan, ecc. Un candidato può anche partecipare solo ai caucus dell’Iowa, vedere come va e poi decidere se andare avanti, o scendere in campo a competizione inoltrata, partecipare solo alle primarie della California, e così via.

L’organizzazione delle primarie in 4 gruppi di regioni che votano in date distinte qualifica le primarie come primarie regionali, non primarie sequenziali. E’ una delle opzioni considerate in passato negli Usa, sempre scartata. Sarebbe come se negli Usa ci fosse una serie di supermartedì. Chiaramente, una successione del genere non soddisfa il criterio della cassiera. Invece, occorre cominciare da una regione unica, preferibilmente piccola (come ad esempio il Molise, l’Iowa italiano), poi un’altra regione, piccola o media (come l’Abruzzo, il New Hampshire italiano), e così via per almeno 5 turni. Soltanto nella parte centrale della sequenza può esserci una concentrazione di primarie nello stesso giorno. Si veda la proposta che ho consegnato ad Alfano lo scorso 13 dicembre, che non prevede concentrazioni di primarie a nessuno stadio.

Nelle regole delle primarie del PdL non si parla in nessun caso di dare agli elettori la possibilità di votare candidati non-ufficiali. Negli Usa le schede elettorali delle primarie riportano quasi sempre una riga bianca, detta write-in (scrivi dentro), dove l’elettore può scrivere di suo pugno il nome del candidato che preferisce. Questa possibilità garantisce che le primarie non siano ristrette di fatto ai soliti noti.

Nelle regole emanate si parla anche vagamente di convention, ma non si sa ancora quali saranno i poteri dei delegati, né come saranno scelti. Negli Usa sono in grande maggioranza semplici elettori, eletti con le stesse primarie, e grazie alla convention governano il partito. Tra le altre cose, supervisionano l’applicazione delle regole delle primarie, dirimono le controversie in materia, approvano le regole delle primarie successive e della stessa convention, scrivono e approvano il programma elettorale degli elettori. Negli Usa la convention è l’autorità massima del partito: non esistono apparati, non esistono segretari, non esistono capi, non esistono organi dirigenti.

Dubito che sarà così nel caso del PdL. Al massimo faranno una consultazione su proposte programmatiche preconfezionate, stile televoto. Gli elettori non avranno la possibilità di partecipare attivamente, ma soltanto la possibilità di partecipare passivamente. In ogni caso il messaggio che passerà sarà: noi siamo di qua, voi siete di là; noi contiamo, voi vi fate contare.

Infine, nessun accenno a primarie per i candidati alla Camera e al Senato.

Come si vede, il tentativo del PdL è ben lontano dal traguardo dei partiti governati dagli elettori.

In questi giorni sui giornali si leggono notizie molto confuse riguardanti le regole delle primarie che vuol fare il PdL. Le chiamano “all’americana”, ma sarà veramente così? Su questo sito monitoreremo in dettaglio quello che succederà, e vi informeremo se quelle che faranno sono veramente primarie all’americana o qualcos’altro.

Anche il PD, come sappiamo, ha avuto i suoi problemi a stabilire le regole delle sue primarie. Questi scontri interni, con pressioni da una parte e dall’altra per fare regole che favoriscano i propri amici ed escludano o mettano in difficoltà gli amici degli altri, sono travagli inevitabili dei partiti-apparato. Nei veri partiti americani sono gli elettori, tramite la convention, che stabiliscono le regole delle primarie e ne supervisionano la corretta applicazione.

Gli Stati Uniti hanno impiegato due secoli a trovare il metodo giusto. Ad ogni tornata elettorale ogni stato faceva e fa un esperimento diverso, per cui furono fatti 50 esperimenti ogni volta. L’esperienza americana ci insegna cosa fare, cosa non fare, ci spiega come trasformare le primarie in un successo di partecipazione. Ora i dirigenti del PdL credono di poter improvvisare le regole dal nulla, senza sapere nemmeno cosa sono le primarie, senza avere la minima conoscenza o esperienza in materia.

Per dare un’idea della potenzialità delle primarie all’americana, se fatte all’americana, diciamo che le primarie americane stanno alle primarie del PD come la Champions League sta alla Supercoppa Europea. La seconda è una competizione di un giorno, e attira attenzione per un giorno. L’altra è una competizione diluita, che suscita un interesse incredibilmente maggiore. Per fare le primarie all’americana c’è una sola possibilità: importare le regole americane attuali, modello 2012, e applicarle senza discuterle. Qualunque modifica è estremamente rischiosa.

Gli elettori americani partecipano in massa alle primarie perché le primarie danno loro l’effettivo governo del partito. Le regole non escludono nessuno, non rendono difficile candidarsi, non sono fatte per penalizzare gli uni rispetto agli altri, o per respingere gli elettori invece che attrarli, perché le regole sono fatte dagli stessi elettori. Il segreto del successo è questo, in democrazia. Molto semplice.

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Comunque, auguri al PdL. Qualunque cosa facciano, sarà utile come esperienza per la prossima volta. Certo, vorremmo vedere un progresso più veloce di un passetto ogni 5 anni, visto che gli Stati Uniti ci forniscono la formula su un piatto d’argento.
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PDLCorriereOggi è apparso un articolo sul Corriere della Sera (che potete leggere dal sito www.pressreader.com cliccando sul link), a firma Paola di Caro, in cui si spiega che alcuni esponenti del PdL stanno portando avanti il progetto per cui si batte questo sito, cioè il sistema delle primarie americane, sequenzializzate e con convention dei delegati.

Non è ancora certo che il PdL imboccherà questa strada, comunque il fatto che ormai se ne parli è un ottimo segno. Da mesi sto scrivendo email a vari esponenti politici (tra cui Alfano, Alemanno, Maroni, Formigoni), spiegando che le primarie non vanno fatte come quelle del Pd (per carità!), che non soddisfano il criterio della cassiera, ma all’americana. E ho intercettato esponenti politici di persona (AlfanoStracquadanioRenzi, GrilloBoldrin…) per sensibilizzarli sul tema. Finalmente sembra che qualcosa si muova…

A dire il vero, quando Alfano aveva sbandierato ai quattro venti la novità sconvolgente che avrebbe cambiato la politica italiana mi ero illuso che fosse proprio il passaggio al sistema dei partiti americani, mentre invece non era niente di ché.

La proposta che circola in questi giorni, di cui riporta l’articolo del Corriere, è in effetti molto simile a quella che ho proposto allo stesso Alfano il 18 dicembre scorso. [mm-hide-text] Forse mi illudo di nuovo, comunque sperar non nuoce.

Se volete contribuire alla causa sostenuta da questo sito mandate un’email con subject “primarie all’americana” e il seguente testo

Sostengo la proposta di primarie sequenziali all’americana con convention dei delegati, per la scelta del candidato premier del PdL, come formulata presso il sito http://youcaucus.com

ai deputati del PdL, oppure divulgate il tweet

sostengo le primarie sequenziali con convention per il premier del PdL come formulate in http://youcaucus.com @ilpdl #primariepdl

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