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L’unica forza politica veramente nuova oggi in Italia è il Movimento 5 Stelle. Esso può rivoluzionare completamente la politica italiana, facendo per la prima volta accedere al parlamento gente comune invece che politicanti e cooptati. E’ assolutamente necessario che il M5S abbia un risultato molto positivo alle imminenti elezioni. E lo dico io che non sono un sostenitore acritico del movimento, tanto che nutro alcune riserve su alcuni aspetti del programma del M5S.

Tuttavia, in questo momento delicatissimo della politica italiana dobbiamo fare delle scelte che trascendono gli interessi particolari, o le classiche collocazioni destra-sinistra, e guardano invece al futuro dell’Italia come democrazia. Per questo, non soltanto ho deciso di votare e far votare M5S, ma mi sto dando da fare quanto posso per diffondere suggerimenti e raccomandazioni per fare un’efficace propaganda elettorale a favore del M5S.

Per esempio, in questi giorni ho notato che se cercate su Google “votare M5S alle prossime elezioni” il primo risultato che trovate rimanda al mio post dal titolo “Votare Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni è la scelta migliore“.

Controllando le statistiche di accesso al mio sito, ho notato che in questi giorni moltissimi visitatori cercano sui motori di ricerca cose semplicissime del tipo “chi votare alle prossime elezioni“, “cosa votare alle elezioni politiche“, “come votare alle elezioni“, ecc. Anche nei risultati di queste ricerche il mio post è tra i primi.

In sostanza, molti indecisi stanno andando su internet a… “chiedere a internet” cosa votare. I social network, di cui non sono affatto un fan, sono secondo me troppo confusi e rumorosi per fornire indicazioni di voto credibili agli elettori.

Quindi il mio suggerimento a chi vuole sostenere il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni è di scrivere moltissimi post, magari sul sito di Beppe Grillo o sui siti collegati, o sul proprio sito, o creando appositamente nuovi blog su WordPress, con titoli simili a quello del mio post, o simili alle ricerche di cui sopra (es.: “Chi votare alle prossime elezioni? La scelta migliore è il Movimento 5 Stelle“, ecc.). E riempire di queste parole e frasi chiave anche le tag dei post. Infine, linkarli tra di loro e al mio post.

Visto che il risultato sarà determinato in larga misura dagli indecisi, questa è un’ottima maniera per intercettarne parecchi. In modo che tutti gli indecisi che viaggiano su internet ricevano una risposta univoca “da internet”:

alle prossime elezioni SI VOTA M5S !

Come promesso, oggi ho consegnato il libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori” a Beppe Grillo. Sono andato a Parma, all’incontro pubblico sugli inceneritori. Mi sono messo vicino alla sua postazione e ho aspettato il momento opportuno. Quando gli ho dato il libro Grillo mi è stato ad ascoltare per qualche minuto. Gli ho anche spiegato che col sistema delle primarie sequenziali all’americana si può costruire anche in Italia un partito da 51% dove perfino una cassiera del supermercato può diventare premier. La sua risposta mi è sembrata positiva. Mi ha detto: “un partito da 51%? È quel che voglio fare io!”. Poi gli ho illustrato il criterio della cassiera e le primarie sequenziali.

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La sua risposta mi è sembrata positiva, ma contornata da un’aria di sufficienza che mi ha un po’ spiazzato, del tipo: “un partito da 51%? È quel che voglio fare io!”. Quando gli ho illustrato il criterio della cassiera e le primarie sequenziali, la sua espressione diceva: “ma è ovvio, no? Lo so bene anch’io! Hai qualcosa da dirmi che non sappia già?”

Ed è tornato subito a parlare con i giornalisti che gli stavano alle costole. Allora io gli ho gridato: “ma lasciali perdere!”, più volte. Potrei sbagliarmi, ma in quel momento mi è sembrato di udire un cittadino accusare Grillo, a voce alta, di dare sempre molta retta ai giornalisti e di parlare poco con la gente comune. Al ché Grillo ha improvisato un tentativo di giustificazione che indirettamente avvalorava l’accusa.

È stata anche la mia impressione fin dall’inizio devo dire. Ho osservato Grillo per circa due ore e ho notato che non può proprio fare a meno delle luci della ribalta. Copre i giornalisti di insulti, ma va sempre, inevitabilmente, a parlare con loro. Beppe, non dici sempre ai tuoi che devono evitare i giornalisti, che non devono mettersi in mostra, e, tra le tante cose, non devono andare come ospiti ai programmi televisivi? Non potresti anche tu dare il buon esempio e ignorare quella gente? E magari usare il tempo libero che guadagni in questo modo per parlare con la gente comune e ascoltare quello che ha da dirti?

Nel progetto di Grillo c’è molto di giusto e molto che mi piace, ma sono ugualmente convinto, e gliel’ho detto, che il mio libro possa dargli idee, ispirazione e stimoli. Poi, se proprio non lo vuole leggere e pensa di perdere il suo tempo, lo butti pure nel cassonetto. Beppe: il mio libro è un regalo per te. Ora è tuo, e ne puoi fare quello che vuoi. Ma reagire come se io fossi uno che vuole usurpare i tuoi meriti e oscurare la lucentezza della tua stella che brilla nel firmamento, mi è sembrato francamente un po’ sopra le righe.

Insomma, non so se la mia missione sia servita a qualcosa. Posso solo dire che da oggi anche Grillo fa parte della lista di “coloro che non potranno dire che non gliel’avevo detto”, assieme a Renzi, Alfano, Fini e Berlusconi.
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Stamattina ho consegnato una copia del libro “Il sistema dei partiti governati dagli elettori” a Matteo Renzi, che è venuto a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, a tenere il comizio di apertura del suo tour elettorale per le primarie del PD. Purtroppo non ho potuto scambiare parole con Matteo. Gli ho solo detto di dare un’occhiata al libro mentre viaggia in camper da una località all’altra.

Per tutta la durata del comizio mi sono chiesto come avvicinare Renzi e dargli il libro. La mia impressione era che non avesse intenzione di intrattenere contatti con la gente venuta ad ascoltarlo. Infatti è successo proprio questo: più di un’ora di comizio, poi si è dileguato subito. Nessuna domanda dal pubblico, nessun confronto, nessuna discussione. Il bello è che per tutto il comizio ha spiegato come lui, a differenza degli altri, sia vicino alla gente, a contatto con la gente, ascolti la gente, eccetera, non solo a parole – diceva – ma nei fatti.

Alla fine ho risolto il problema seguendo la fila dei giornalisti che salivano al piano superiore della Gran Guardia, dove era in programma una conferenza stampa. Prima che iniziasse la conferenza, approfittando della confusione, ho dato il libro a Matteo che era già seduto al suo posto. Matteo l’ha guardato e mi ha detto che lo leggerà in camper.

E’ stato più difficile dare il libro a Matteo Renzi che a Silvio Berlusconi. Ogni volta che ho voluto, ho potuto intercettare Berlusconi con relativa facilità, dopo i suoi comizi, mentre passeggiava per la strada e incontrava la gente. Ho sempre potuto parlare anche un po’ con lui. A tutt’oggi, a mia conoscenza, Berlusconi è l’unico politico che non guarda gli elettori dall’alto in basso. Nei suoi comizi si esprime sempre con un linguaggio terra terra, che tutti capiscono. Certo, non è bastato questo a fare di lui uno statista, ma in fatto di comunicazione Renzi ha ugualmente qualcosa da imparare da Berlusconi.

Qualche suggerimento per Renzi, e qualche critica, sono d’obbligo. Per prima cosa, se può, faccia in modo che gli elettori non si sentano trattati da spettatori. E’ venuto, ha fatto il suo show, raccolto i suoi applausi, e poi via…, più veloce della luce. Secondo, eviti di essere prolisso. Quello che ha detto in 70 minuti lo poteva dire in 10-15. Il resto del tempo lo avrebbe potuto passare in mezzo alla gente, ascoltare quello che ha da dire e prendere nota. Spendere tante parole per dire che occorre essere concreti e non perdersi in chiacchiere è un controsenso. Terzo: sia più chiaro quando parla. Troppe volte lascia l’argomento in sospeso, o usa termini che conoscono solo gli addetti ai lavori, senza spiegarli. Quarto: citare il recente discorso di Michelle Obama alla convention americana per farci sapere (ci teneva!) che lui ha “avuto la fortuna” (parole sue) di assistervi personalmente qualche giorno prima… cos’è? La nuova frontiera del provincialismo? Il provincialismo alla fiorentina? Ma Renzi ha idea di quante persone si interessano ai discorsi di Michelle Obama, oltre a lui?

Infine, Renzi si dovrebbe liberare dal complesso che affligge da sempre tutti i politici italici (tranne Berlusconi, per la verità), quello che chiamo il complesso del prete. Per qualche misterioso motivo, non tanto misterioso considerato il numero di preti che circolano nel nostro paese, ogni volta che un politico parla si sente in dovere di fare un’omelia, o una lezione per ammaestrare le pecorelle venute a sentirlo. Sono rimasto fino alla fine solo perché speravo di consegnargli il libro, altrimenti un discorso noioso come il suo non me lo sarei mai inflitto.

Detto questo, faccio i miei migliori auguri a Renzi affinché possa vincere le sue primarie. A causa delle riserve appena espresse, Renzi non rappresenta il mio ideale di politico (ma se fa suo il progetto dei partiti governati dagli elettori cambio idea), però è migliore (ma ci vuol poco) dei politici visti finora nella storia della nostra Repubblica.

Il mio prossimo obiettivo è consegnare una copia del libro a Beppe Grillo, che cercherò di intercettare nei prossimi giorni. Come spiegato qui, il Movimento 5 stelle ha un grosso problema di funzionamento interno, e ancora non è chiaro come saranno decise le candidature. Il sistema dei partiti governati dagli elettori è la risposta a quei problemi. Il primo che lo capisce ne trarrà il massimo vantaggio, che si chiami Grillo, Renzi, o Berlusconi.

A più riprese, nei mesi scorsi, i vertici del PdL dichiararono pubblicamente l’intenzione di voler fare elezioni primarie per la scelta del candidato premier alle prossime elezioni politiche. Non appena Berlusconi ha annunciato di volersi ricandidare, il PdL è tornato sui suoi passi. Dall’altra parte, il PD tergiversa ancora, nonostante le pressanti richieste di Renzi, sulla data e le modalità delle sue primarie nazionali. Ai dirigenti di quel partito non basta il fatto di fare primarie nazionali, per l’appunto, invece che primarie sequenziali, sapendo che le primarie nazionali penalizzano tutti i candidati che non hanno l’investitura dell’apparato. Probabilmente vogliono fare anche "primarie a sorpresa", per assicurarsi che gli avversari non abbiano nemmeno una possibilità minima e remota di dare fastidio al candidato dell’apparato. Sono quelle che negli USA chiamerebbero snap-primary, usate decenni fa (prima dell’avvento del sistema moderno che sancì il superamento degli apparati partitici) per consultare gli elettori in maniera tale da favorire una fazione rispetto a tutte le altre. E’ ormai quasi certo che gli organi dirigenti del PD convocheranno le primarie all’ultimo momento. Dopo il risultato del voto, secondo loro scontato (ma in realtà non così scontato, perché Renzi gode già di una certa notorietà), diranno: "avete visto? dicevate tanto di questo Renzi, ma non è andato poi così lontano…" Vedremo se gli elettori del PD premieranno le "furbate" del loro partito.

Che cosa sta succedendo? Sta succedendo che gli apparati si stanno arroccando a difesa dei loro privilegi, contro le istanze provenienti dal popolo. Quando possono impediscono di fare le primarie, quando non possono le fanno in modo da mortificare la volontà popolare, invece che farla emergere. Cercano in tutti i modi di "domare" qualsiasi forma di consultazione degli elettori.  Tuttavia, la guerra degli apparati contro il popolo è una guerra persa in partenza: lo sanno loro e lo sappiamo noi. L’unica cosa che importa ai politicanti è di tirarla lunga il più possibile, in modo da assicurarsi i privilegi ancora per un po’ di tempo e scaricare il problema sui loro successori. 

La domanda che ci dobbiamo porre è: come possiamo accelerare il processo di apertura dei partiti e sgretolamento degli apparati? Da decenni gli apparati partitici ci sottraggono libertà ed opportunità. Se non ci diamo da fare in prima persona potremmo non riuscire a riprenderci quel che ci appartiene durante il corso della nostra vita. 

Se PdL e PD non vogliono fare le primarie, oppure non vogliono farle sequenziali, oppure non vogliono nemmeno farle in date congrue e comunicate con adeguato anticipo, insomma non vogliono farle con modalità che garantiscano agli elettori di fare veramente emergere la loro volontà, che fare? Una possibilità c’è.

L’anno prossimo si terranno elezioni politiche ed elezioni amministrative. Sicuramente in alcune realtà locali si faranno primarie per i candidati alle elezioni amministrative (a Pisa, per esempio, si dovrà scegliere il sindaco). Sperabilmente in alcuni casi si sperimenteranno primarie sequenziali correlate alla convention. Comunque sia, si può

1. tenere le primarie per i candidati alle elezioni amministrative con congruo anticipo, in modo che precedano di almeno un mese le elezioni politiche nazionali;

2. abbinare le primarie per i candidati alle elezioni amministrative a primarie autogestite per i candidati a premier.

In sostanza, si tratterà di primarie degli elettori, autogestite dagli elettori, i quali si consulteranno liberamente sulle proprie intenzioni di voto. Infatti, non c’è nessun bisogno di avere il beneplacito degli apparati per fare elezioni primarie. Abbinare le primarie per il premier ad altre primarie, per esempio quelle relative ad elezioni locali, riduce notevolmente lo sforzo organizzativo e può invogliare più elettori a partecipare.

Per esempio, chi organizza primarie per il candidato sindaco di Pisa per un qualunque partito di area di centrodestra, potrà stabilire di permettere agli elettori, sulla stessa scheda elettorale, di esprimere anche la propria preferenza per il candidato premier del centrodestra. I candidati in lista per la nomina di candidato premier saranno personalità politiche di rilievo ritenute potenziali candidati a premier (Berlusconi, Montezemolo, Della Valle, Monti, ecc. – indipendentemente dalla loro volontà di essere messi o non messi in lista) e poi chiunque altro si voglia candidare. Lo stesso possono fare i partiti locali che si collocano a sinistra, per il candidato premier della loro area politica, anche se le famose primarie "snap" nazionali del PD si saranno già tenute e avranno già incoronato il candidato dell’apparato.

Assieme ai risultati delle elezioni primarie del candidato sindaco (per esempio, di Pisa) saranno divulgati i risultati delle elezioni primarie pisane per il candidato premier del centrodestra, o centrosinistra. Se più città seguiranno l’esempio, la sequenzializzazione delle primarie per il candidato premier seguirà automaticamente.

Una volta diffusi i risultati delle primarie degli elettori per il candidato premier, i partiti di centrodestra, o centrosinistra, potranno decidere se ignorarli, come probabilmente faranno, o tenerne conto. Nel primo caso sanciranno la loro lontananza dagli elettori, nel secondo il loro arretramento di fronte agli elettori. In ogni caso, il risultato finale sarà

POPOLO – APPARATI        1 : 0

Oggi apprendiamo che Berlusconi avrebbe intenzione di ricandidarsi a premier alle prossime elezioni politiche. Subito dopo, alcuni giornalisti hanno stabilito che le primarie del PdL (o del partito erede del PdL, comunque si chiami) non si faranno, perché "non avrebbero senso, visto che si ricandida Berlusconi". In realtà, le primarie (all’americana) hanno senso sempre, anche quando a ricandidarsi è il presidente in carica. Per esempio, quest’anno il Partito Democratico americano ha tenuto i caucus e le primarie regolarmente, come ha sempre fatto, e fra non molto terrà la convention, "nonostante" il candidato presidente sia ancora Obama. Per quale motivo? 

Le primarie sequenziali correlate alla convention si possono fare anche se si ricandida Berlusconi, e anzi avrebbero ugualmente un grande impatto, perché potrebbero portare al partito anche un 10% di voti in più alle elezioni politiche. Inoltre, aumenterebbero non poco la raccolta di donazioni spontanee da parte degli elettori e massimizzerebbero la risonanza mediatica

Alcune ricerche dicono che le primarie di per sé portano mediamente il 6% dei voti in più. Facendole per bene, sequenzializzandole e correlandole alla convention, e propagandando strada facendo il nuovo sistema in modo adeguato sui mezzi di comunicazione, credo che in Italia sia possibile arrivare al 10-12% in più. Visto che Berlusconi è convinto che la sua ricandidatura possa portare il PdL al 30% del consenso, combinandola colle primarie sequenziali e la convention il PdL potrebbe arrivare, da solo, al 40%. In questo momento il PdL ha bisogno di usare tutti i sistemi possibili per recuperare consenso, per cui farebbe bene a riflettere su questi dati e a non tralasciare alcuna possibilità.

Ho seguito Berlusconi nelle campagne elettorali precedenti. Fa un comizio dietro l’altro percorrendo tutto il territorio della penisola. Si ferma in tutte le regioni, con un calendario definito, proprio come un candidato americano durante le primarie sequenziali. E’ possibile ritagliare il calendario delle primarie sequenziali + convention del PdL (o suo partito erede) in base al calendario delle visite di Berlusconi alle varie regioni, e far votare in ciascun luogo qualche giorno dopo il comizio. Ciò accrescerà l’attenzione per i comizi, oltre che per le primarie.

Se qualcuno si candidasse "contro" Berlusconi il risultato finale non cambierebbe, come non cambia negli Stati Uniti, ma la competizione attrarrebbe grande attenzione da parte dei media, aiutando il PdL a risalire nei sondaggi. Molti giornali di sinistra intervisterebbero gli sfidanti solo per dargli filo da torcere, e così farebbero parlare del PdL ininterrottamente per mesi, unica possibilità che questo partito ha per vincere le prossime politiche. Se Berlusconi apprezzerà le potenzialità del sistema, sarà lui stesso a spingere i personaggi in vista del suo partito affinché si candidino, proprio per ravvivare la competizione. Inoltre, un calendario di consultazioni articolato come quello offerto dalle primarie sequenziali + convention agevola la raccolta di donazioni da parte degli elettori, altrimenti depresse dallo scarso contatto con i candidati.

Non solo. Le primarie sarebbero interessanti per una serie di altri motivi (anche se Berlusconi fosse l’unico candidato di spicco, come quest’anno Obama è stato l’unico candidato di spicco nelle primarie democratiche americane). Per esempio, con le primarie gli elettori saranno chiamati ad eleggere i propri delegati alla convention. Il ruolo e il funzionamento della convention nei partiti governati dagli elettori sono spiegati qui. I delegati avranno non solo il compito di "incoronare" il vincitore, ma anche di elaborare il "programma elettorale degli elettori" e prendere altre decisioni rilevanti per il partito, rafforzandole di un’investitura popolare altrimenti inesistente. Sarebbe un’altro ottimo sistema per attrarre consenso. Ho sentito spesso i leader del PdL parlare di "programma elettorale degli elettori". Tuttavia, non hanno mai spiegato come farlo scrivere agli elettori. Probabilmente pensavano a gazebo allestiti allo scopo, come fecero per la scelta del nome del partito, ma in questo modo i media ne parlerebbero per una sera soltanto, con un beneficio minimo.

La convention sarebbe un momento di grande attrazione mediatica, a ridosso delle elezioni. Inoltre, per rafforzare il suo successivo governo, alla fine della convention Berlusconi proporrà ai delegati un candidato vicepresidente (Alfano) e chiederà alla convention di ratificare che il ticket vincitore Berlusconi-Alfano si debba intendere all’americana, cioè che Alfano diventi premier se per qualche motivo Berlusconi dovesse interrompere durante il quinquennio. Tra parentesi, se davvero Berlusconi vuole far vincere Alfano, questa è l’unica possibilità che ha.

Infine non dimentichiamo che le primarie sequenziali correlate alle convention dovrebbero essere utilizzate per tutte le candidature, che Berlusconi si ricandidi a premier o meno. Finché i candidati al parlamento ricevono le candidature "gratis" (e gli altri altrettanto "gratis" vengono marginalizzati), è chiaro che non hanno grandi motivazioni a darsi da fare per raccogliere consenso, fare comizi e impegnarsi in campagna elettorale, lasciando, come sempre, questa incombenza a Berlusconi. Se il PdL combinasse le primarie sequenziali + convention per il candidato premier con sistemi simili per tutte le candidature, potrebbe sfiorare il 50%. 

Quanto detto vale per tutti i partiti, chiaramente, anche per il PD e il Movimento 5 Stelle. Chi è convinto di vincere le elezioni, però, di solito si convince erroneamente che il suo approccio sia quello giusto. E’ più facile convincere i partiti in difficoltà, e non c’è dubbio che il PdL, che Berlusconi si ricandidi o meno, è uno di questi.

Vi espongo la teoria dei partiti aperti U e C, che partendo dal nulla e a costo zero arrivano, in due-tre tornate elettorali, a conquistare il 100% dell’elettorato. 

Spieghiamo innanzitutto perché li chiamiamo partito U e partito C. Per attrarre il maggior consenso e la maggior parte di elettorato i due partiti devono essere completamente aperti, e quindi completamente neutri. Pertanto le loro denominazioni devono pure essere neutre, non devono far venire in mente niente di "schierato".  Usare una singola lettera dell’alfabeto sembra la via migliore per arrivare a questo scopo. Però alcune combinazioni di lettere non le possiamo usare, come E-O, che potrebbe far pensare ad est-ovest, coi connotati storici e politici che questa scelta si potrebbe portare appresso. Non possiamo prendere A-B, perché la prima lettera è prima e la seconda, per l’appunto, è seconda. Similmente, non possiamo prendere A-Z, A-a, A-AA, ecc. La lettera O non può essere usata, perché è chiusa. Invece, le lettere U e C sono lettere "aperte", e la C è usata nella teoria degli insiemi per indicare inclusione. U e C non fanno pensare assolutamente a nulla, almeno a me. In secondo luogo, sono "simmetriche", perché l’una è la rotazione di 90 gradi dell’altra. Questo serve a ricordare che i due partiti sono assolutamente uguali. Infine, anche le loro posizioni nell’alfabeto (italiano) sono simmetriche. 

Gli elettori dei partiti U e C saranno chiamati uini e cini, rispettivamente. I due partiti non hanno iscritti o apparati, non hanno rappresentanti o portavoce, non hanno struttura, non hanno organizzazione, non hanno uno stato, non hanno una carta dei valori, non hanno idee o ideologie a priori. Sono delle pure e semplici macchine per permettere agli elettori di candidarsi e selezionare candidati, scrivere programmi elettorali, regole e valori con validità temporanea, e presentarsi alle elezioni. Sono unicamente strumenti per fare emergere la volontà popolare. Il funzionamento di queste macchine elettorali costa pochissimo, come vedremo, quindi non richiede una struttura organizzativa.

I partiti U e C funzionano col sistema delle primarie sequenziali e della convention. All’elezione di ciascuna carica pubblica X (premier, governatore di regione, sindaco, deputato, senatore, consigliere regionale, consigliere comunale, ecc.) sono associate una sequenza di elezioni primarie e una convention, con le quali viene scelto il candidato alla carica X, scritto il programma elettorale e la carta delle regole del partito, formato il comitato che si occuperà di organizzare le primarie e la convention la volta successiva. Ogni decisione e ogni documento approvato valgono fino alla convention successiva. Ad ogni tornata elettorale viene azzerato tutto e si riparte da zero.

Con dovuto anticipo prima di una tornata elettorale, con la quale si eleggerà il rappresentante alla carica X, il comitato organizzativo del partito (investito di questo ruolo col sistema primarie-convention della tornata elettorale precedente) dichiara aperte le candidature alla "nomina". La nomina è l’investitura con la quale il partito U o il partito C nomina una persona suo candidato alla carica X.  Il comitato organizzativo dichiara aperte anche le candidature a posti di delegato alla convention.

Chiunque si può candidare alla nomina, così come ai posti di delegato. I delegati sono cittadini scelti da cittadini che si recano (a proprie spese) alla convention dove hanno diritto di voto. I lavori della convention durano uno o alcuni giorni, dopodiché vengono aggiornati alla tornata elettorale successiva. 

Quando una persona si candida a un posto di delegato comunica al comitato organizzatore il candidato alla nomina che intende appoggiare, e per il quale voterà alla convention. Da quel momento il candidato delegato sarà sempre abbinato al candidato alla nomina che intende sostenere. Per esempio, sulla scheda elettorale delle primarie il suo nome sarà scritto a fianco del candidato alla nomina, assieme ai nomi degli altri candidati delegati che intendono appoggiare per quello stesso candidato alla nomina. Così gli elettori avranno modo di scegliere i propri delegati e il candidato alla nomina preferito allo stesso tempo.

(1 – continua)

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